
Cindy Sherman è una delle figure più influenti e rivoluzionarie nel mondo dell’arte contemporanea.
Conosciuta per i suoi autoritratti provocatori e profondamente concettuali, Sherman ha sfidato le convenzioni artistiche e culturali sin dagli anni ’70.
Come tutte le opere di arte contemporanea, anche quelle di Cindy Sherman nascondono dei significati profondi.
Capita spesso però che la critica, nel voler spiegare questi significati, diventi talmente specifica da apparire un po’ forzata.
Era davvero nelle intenzioni dell’artista rappresentare tutto ciò?
Oppure le motivazioni erano altre?
A volte vorrei essere un grande amico dell’autore di cui si sta parlando per potergli fare direttamente queste domande.
La stessa Sherman non è interessata, se non per curiosità, a quello che si scrive sul suo lavoro.
Non le interessano le teorie che spiegano le ragioni che ci sono dietro le sue fotografie.
Anche perché spesso trova che la critica travisi le sue vere intenzioni e le trasformi in qualche piccolo concetto che si adatta alle teorie di chi scrive.
Per evitare tutto questo, nel post che stai per iniziare a leggere non cercherò di dare interpretazioni ma solo di descrivere il modo di lavoro e le fotografie di questa grande fotografa.
Ancora una volta mi interessa più evidenziare un modo particolare e fuori dagli schemi di fare fotografie rispetto al dare giudizi.
Sei pronto?
Cominciamo…
Cindy Sherman : tutto da sola
Un dato di fatto che riguarda Cindy Sherman che rappresenta la sua più grande caratteristica è questo: fa sempre tutto da sola.
E non solo dal punto di vista tecnico e realizzativo ma anche da quello dei contenuti.
E’ infatti molto spesso la protagonista unica delle sue fotografie.
Si potrebbe dire che da diversi anni produce una serie di autoscatti.
Al pari di Jeff Wall anche Cindy Sherman realizza fotografie all’interno di set ricostruiti e non ama riprendere gli eventi mentre avvengono.
Ma mentre nel grande fotografo canadese questa tendenza assomiglia molto ad una nuova versione dello stile documentario, nel caso di Cindy Sherman le intenzioni riguardano la sfera dell’immaginario.
Tutto da sola abbiamo detto, più per indole che per questioni ideologiche.
Tra i suoi primi lavori troviamo “Air Shutter Release Fashions” del 1975, un gruppo di 17 fotografie in bianco e nero in cui Cindy Sherman si ritrae nuda “vestita” solo dal filo dell’autoscatto.

Si potrebbe dire che queste fotografie siano quasi il manifesto di quella che sarà tutta la produzione successiva di Cindy Sherman.
Il suo corpo al centro di tutto, protagonista assoluto, che si presta ad una spersonalizzazione per diventare lo strumento di una rappresentazione.
E lo strumento attraverso cui tutto questo avverrà, la fotografia, sintetizzato dal cavo dell’autoscatto.
Perché in fondo buona parte delle fotografie di Cindy Sherman sono la rappresentazione più alta di quello che veniva chiamato autoscatto.
Oggi non si chiama più così ma solo per un effetto tecnico: da quando esistono fotocamere con obiettivi frontali non ha più senso il comando a distanza.
E’ molto spesso lo chiamiamo selfie.
Cindy Sherman e la messa in scena
Abbiamo visto che l’altra grande caratteristica del lavoro di Cindy Sherman è la messa in scena dei soggetti fotografati.
In Murder Mystery del 1975 la fotografa realizza una storia crime con 13 personaggi rappresentati in 82 scene.
La rappresentazione è molto simile a un film poliziesco degli anni 40 e ne includeva tutti i personaggi standard : un detective, un maggiordomo, una cameriera e tutta una serie di altri sospettati.
Neanche a dirlo, tutti questi personaggi sono impersonati dalla stessa Sherman.
Questo lavoro è stato molto impegnativo perché ha previsto anche una sceneggiatura e il ritaglio delle figure fotografate a diverse grandezze per essere poi montate a simulare una prospettiva di scena.

Anche in questo lavoro troviamo rappresentato in modo esplicitato un tratto caratteristico della produzione successiva della Sherman e cioè la messa in scena.

Ma in questa rappresentazione quasi teatrale si intravede anche quella che sarà la più grande fonte di ispirazione della sua vita : il cinema.
Untitled film stills (1977-80)
Cindy Sherman afferma che lei, al contrario di altri fotografi, utilizza la fotocamera non per documentare realtà ma per mostrare quello che non è possibile vedere.
E quello che non è possibile vedere costituisce la materia dell’immaginazione.
Come ho detto alla fine del precedente paragrafo, il cinema ha molto ispirato Cindy Sherman e quindi gran parte dell’immaginario della fotografa è legato alla settima arte.
Ad un certo punto della sua carriera Cindy Sherman mette insieme i tre aspetti fondamentali che fino ad ora abbiamo evidenziato:
- lei stessa protagonista delle fotografie;
- ambientazioni ricostruite in stile “non documentario”;
- contenuti che cercano di evocare suggestioni piuttosto che descrivere la realtà.
Il lavoro si chiama “Untitled film Stills” ed è una serie di 70 fotografie in bianco e nero, prodotte dal 1977 al 1980.
Cindy Sherman si ispira ai film di Hollywood e realizza delle immagini in cui riesce a fermare una narrazione che non viene specificata.
Si ha la sensazione di vere e proprie scene in cui esiste un tempo precedente e uno sviluppo successivo che resta aperto nella mente di chi guarda.
Un vero e proprio invito ad immaginare.


La serie è stata realizzata appena Cindy Sherman è arrivata a New York, nel 1977.
Divise casa sua in diverse zone in ognuna delle quali si inventò un’ambientazione e i personaggi da mettere in scena.
Per le fotografie in esterno si faceva accompagnare da qualche amico, portava con se’ tutto il necessario per i suoi travestimenti, scattava e andava via. Nessun intervento particolare ai luoghi fotografati.


Queste le considerazioni sui contenuti.
Come al solito, quando ci si trova di fronte ad un grande autore, spesso ci si dimentica di sottolineare la parte tecnica di realizzazione della foto.
Non starò a dilungarmi ma la forza evocativa di queste fotografie non può essere disgiunta dal grande senso della composizione e dal magistrale uso della luce con cui sono realizzate.

Cindy Sherman : Centerfolds (1994)
Cindy Sherman ama la macchina fotografia.
La definisce uno strumento per creare come lo è un pennello.
Ma mentre nella pittura passa troppo tempo dalla concezione dell’immagine alla sua realizzazione, nel caso della fotografia la realizzazione dura un istante.
E così può dedicare più tempo a pensare come dovrebbe essere la foto e poi, solo alla fine, utilizzare la macchina fotografica per realizzarla.
E’ uno strumento che le permette di dedicarsi maggiormente alla parte concettuale del suo lavoro.
Nel 1981 realizza una serie di fotografie a sviluppo orizzontale di donne coricate o distese.

Quel formato doveva ricordare il paginone centrale delle riviste per uomini, che in inglese di traduce proprio con la parola centerfold.
Le donne erano ritratte in posizioni ambigue e vulnerabili.

Queste fotografie non furono accettate dalla critica e questo lavoro in particolare della Sherman è stato definito femminista.
Non so se era nelle sue intenzioni (come dicevo all’inizio mi piacerebbe essere un suo amico per poterglielo chiedere) ma sentiamo le sue parlo nel documentario del 1994 “Nobody’s Here But Me”:
Qualsiasi uomo avrebbe guardato quelle fotografie aspettandosi qualcosa di lascivo.
Si sarebbe subito sentito il violatore di tutte quelle vittime e sentito in colpa per l’aspettativa che aveva provato.
Cindy Sherman
Progettata per mettere a disagio gli spettatori, la serie continua a sfidare le aspettative che circondano questo tipo di fotografia.
Vogliono attirare l’attenzione sul modo in cui consumiamo le immagini, specialmente delle donne.

Qualche numero per dare una misura di quanto sia “quotato” il lavoro di Cindy Sherman a questo punto della sua carriera.
La foto che vedi sopra è stata battuta all’asta da Christie’s per 3,9 milioni di dollari e per diversi anni ha mantenuto il record di foto singola più costosa al mondo.
(Deve arrivare Andreas Gursky nel 1999 con la sua Rhein ii a strappare questo primato).
L’intero gruppo di fotografie che costituisce Untitled Film Still si aggira attorno a 6 milioni di dollari.
Ma a quanto pare tutti questi primati commerciali indispettiscono quasi Cindy Sherman da decidere di provocare il mercato con una serie di fotografie molto particolari.
Fairy Tales and Disaster (1985-89)
Abbiamo visto che Cindy Sherman non ama avere pressioni addosso, soprattutto durante il suo processo creativo.
E’ questo uno dei motivi principali per cui realizza tutto da sola: anche avere un semplice assistente rappresenterebbe una responsabilità.
Figuriamoci dover dirigere qualcuno durante i suoi scatti.
Per questi motivi amava la New York dei primi anni 80 e il suo modo di lavorare di quegli anni, perché dagli artisti non ci si aspettava nulla e nessuno avrebbe mai comprato le loro opere.
Credeva che tutto il mondo dell’arte contemporanea fosse una grande pagliacciata e che venivano comprate opere incomprabili.

Fu così che concepì Fairy tales and disaster, con lo scopo provocatorio di produrre delle fotografie ripugnanti e orrende sfidando i collezionisti all’acquisto.
Ispirata ancora una volta dal cinema, questa volta trovò nei tanto amati film dell’orrore i soggetti da riprodurre.
E con suo sommo stupore, tra fotografie di vomito, cibi avariati e finte protesi di arti, untitled #150 facente parte di questa serie è stata pagata 525mila dollari.
Eccola qui :

La provocazione, evidentemente, non è del tutto riuscita…
Conclusioni
Scoprire una grande artista come Cindy Sherman e vedere parte delle sue fotografie è di sicuro un’esperienza che può far migliorare le tue fotografie.
Ma quello che è più importante è come al solito aver conosciuto un modo di fare fotografia che si discosta molto dai canoni tradizionali.
Ricapitoliamo i 3 aspetti fondamentali del modo di lavorare di questa grande fotografa :
- è lei stessa la protagonista dei suoi scatti;
- le ambientazioni delle sue foto sono sempre ricostruite;
- non fotografa mai per riprendere la realtà.
Potresti prendere spunto anche solo da una di queste 3 caratteristiche per provare a fare delle fotografie diverse dal solito e magari scoprire nuove motivazioni.
Quali credi sia il carattere di Cindy Sherman che più si avvicina al tuo modo di fare fotografia?

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