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Fotografia di paesaggio : 2 tematiche e 5 aspetti tecnici

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Fotografi famosi - Ghirri
© Luigi Ghirri, Milano marittima 1988

Molti sono convinti che per scattare una buona fotografia di paesaggio sia sufficiente trovarsi di fronte ad un grandioso scenario naturale.

Le immagini mozzafiato della natura hanno da sempre il loro fascino perché ti fanno sentire parte di qualcosa di più grande e ti sembra di appartenere ad un ordine superiore delle cose.

Ma esiste anche un altro tipo di fotografia di paesaggio in cui gli scenari naturali fanno da sfondo alla presenza dell’uomo.

In questo post scopriremo gli aspetti fondamentali di questi due grandi filoni tematici, perché è sempre importante trovare l’ispirazione giusta prima di fotografare.

Poi ci occuperemo anche di 4 aspetti tecnici che ti aiuteranno a realizzare le tue fotografie :

  1. la composizione (regola dei terzi e prospettiva);
  2. la scelta della lunghezza focale adatta;
  3. il controllo della nitidezza attraverso i giusti valori degli ISO;
  4. l’utilizzo del cavalletto.

Sei pronto?

Cominciamo…

L’infinita grandezza dei paesaggi naturali

Quando ci troviamo di fronte a un tramonto o ad un paesaggio mozzafiato sentiamo come naturale la necessità di fare una fotografia.

Ti sei mai chiesto perché?

Il motivo è quello che muoveva i grandi fotografi paesaggisti ed è da ricercare nei contenuti nascosti che si trovano nelle profondità di uno scenario naturale.

E’ come se riconoscessimo che il significato profondo del mondo non può che manifestarsi nelle forme della natura e non in qualcosa creato dall’uomo.

Ecco, noi che non siamo grandi fotografi di paesaggio magari non ci vediamo tutto questo ma in qualche modo lo percepiamo e ne siamo attratti. E allora alziamo la macchina e scattiamo.

Tra i grandi fotografi che hanno indirizzato il proprio lavoro in questa direzione non si può non citare Ansel Adams.

Prenderemo proprio alcune sue fotografie ad esempio per descrivere questo primo tipo di forma di fotografia di paesaggio, quella costituita cioè da grandi scenari naturali.

Ansel Adams e il grande paesaggio (americano)

Nelle fotografie di Ansel Adams non esiste traccia che tende a formare un luogo ed è negata la ricostruzione di una geografia riconoscibile. Ecco perché ho messo americano tra parantesi nel sottotitolo di questa sezione…

Fotografia di paesaggio - Ansel Adams - Moonrise Hernandez
© Ansel Adams – Moonrise Hernandez, New Mexico

E’ come se l’autore volesse ricostruire un paradiso terrestre fatto di purezza, grandiosità e libertà ispirate dalla Natura.

Non c’è traccia della frenesia e del senso di velocità che hanno fatto grande l’America e costruito la sua mitologia.

Fotografia di paesaggio - Ansel Adams
Ansel Adams – The Tetons and the Snake River

Le fotografie di questo tipo di autori rappresentano una grande narrazione epica, la creazione di un grande romanzo fiabesco.

A proposito di questo, ti riporto una citazione che di Roger Callois (a sua volta ripresa dal libro “Niente di antico sotto il sole” di Luigi Ghirri):

Il fiabesco è un universo meraviglioso che si affianca al mondo del reale senza sconvolgerlo e senza distruggerne la coerenza. Il fantastico invece rivela uno scandalo, una lacerazione, una irruzione insolita, quasi insopportabile nel mondo reale. […] L’apparizione è lo strumento essenziale del fantastico : ciò che non può accadere e che tuttavia si produce, in un punto e in un istante preciso, nel cuore di un universo perfettamente sondato e dal quale si credeva bandito per sempre il mistero. Tutto appare come ogni giorno : tranquillo, banale, senza nulla di insolito.

Roger Caillois

Il romanzo fiabesco ricreato dalle fotografie di autori come Ansel Adams ci mostra questo mondo affiancato al nostro, fatto delle cose che conosciamo riprese da punti di vista che di solito non consideriamo.

Ma di un paesaggio può anche essere sottolineata la sua mutazione improvvisa e il fatto che di questa nuova configurazione non abbiamo avuto il tempo di abituarci.

E’ quello che hanno fatto i fotografi di paesaggi dell’altro tipo, che ora andiamo ad esplorare.

 

La fotografia di paesaggio e la mano dell’uomo

Nel 1975 venne inaugurata a Rochester, una cittadina dello stato di New York, la mostra : “New Topographics – Photographs of a Man-Altered Landscape”.

Vi parteciparono 9 fotografi tra cui Stephen Shore, Robert Adams, e i coniugi tedeschi Bernd e Hilla Becher, fondatori della scuola di Düsseldorf.

Questo gruppo di autori ha affrontato i cambiamenti portati dalla urbanizzazione del paesaggio rendendo la natura solo lo sfondo di una rappresentazione che metteva in primo piano architetture industriali, stazioni di servizio, edilizia residenziale.

Quasi come fosse avvenuta la realizzazione improvvisa delle utopie di un racconto di fantascienza.

E’ il concetto del fantastico che abbiamo citato prima : qualcosa che fino a poco tempo prima sembrava impossibile, ad un certo punto si è manifestato. E la sua rappresentazione a prima vista ci sembra banale e senza nulla di insolito.

Quello che vediamo è qualcosa che riconosciamo ma con cui non siamo entrati ancora in sintonia.

Eppure si avverte un qualcosa che definisce questo distacco, quasi una sorta di scomodità nello stare al mondo.

Quello che nei primi paesaggisti veniva evitato di rappresentare e cioè la presenza dell’uomo, adesso diventa la presenza fondamentale.

Esempi di fotografie di paesaggio con “la mano dell’uomo”

Fotografia di paesaggio - Robert Adams
Colorado Springs, 1968 © Robert Adams

 

Bernd and Hilla Becher, Water Towers 1972
Water Towers, 1972 © Bernd and Hilla Becher

 

Fotografia di paesaggio - Stephen Shore
Wikieup, Arizona, 1976 © Stephen Shore

In apparenza riteniamo normale la contaminazione del paesaggio naturale con gli oggetti della nuova urbanizzazione, ma quanto questa normalità è stata davvero metabolizzata? In che misura realmente accettata?

Quanto ci piace vedere un cactus a fianco di un palo che sostiene l’insegna di un garage?

Anche in Italia, Luigi Ghirri ha voluto rappresentare questa contaminazione in tanti dei suoi lavori. Trovo le foto di “Colazione sull’erba” una meravigliosa espressione della convivenza di natura e urbanizzazione.

Ma Ghirri, nella sua grandezza, non rappresenta l’invasione urbana nel mondo naturale. In “Colazione sull’erba” fa il contrario : rappresenta quasi con tenerezza, la volontà di far sopravvivere la natura ai brutti palazzi della periferia.

Un modo di ricreare un paesaggio naturale ormai totalmente compromesso.

Colazione sull'erba
© Luigi Ghirri – Colazione sull’erba, 1972-74
Fotografia di paesaggio - Luigi Ghirri, Colazione sull'erba
Colazione sull’erba, 1973 © Eredi di Luigi Ghirri

Analizzati i due grandi filoni in cui può svilupparsi la fotografia di paesaggio, vediamo alcuni aspetti tecnici e formali da conoscere.

1. La composizione e la fotografia di paesaggio : basta la regola dei terzi?

Abbiamo visto che la fotografia di paesaggio può avere diverse tipologie di soggetti. Possiamo tra questi identificare una caratteristica comune e cioè il fatto che si tratta di soggetti statici.

Abbiamo perciò tutto il tempo di scegliere la nostra posizione rispetto alla scena da inquadrare e di conseguenza, costruire la composizione della fotografia.

Come già visto nel post sulla regola dei terzi, è facile applicare questo criterio quando siamo di fronte ad un paesaggio, soprattutto perché ci da un’indicazione di dove piazzare l’orizzonte.

Ripetiamo in breve, la regola dei terzi prevede che i punti di attenzione dell’immagine (come può essere appunto la linea dell’orizzonte) siano collocati lungo le due linee equidistanti orizzontali e verticali del fotogramma, e nei loro punti di intersezione.

Regola dei terzi - paesaggio Thailandia

Regola dei terzi a parte, io credo che nella fotografia di paesaggio esista una grande tentazione a cui bisognerebbe resistere per rendere le foto più eleganti : l’eccesso di prospettiva.

Mi spiego meglio.

Di fronte ad un paesaggio e ad una scena con grande profondità di campo viene naturale giocare con le linee prospettiche a disposizione, che banalmente possono essere rappresentate da tutte quelle che intersecano l’orizzonte.

Io preferisco invece fotografie in cui ci siano il più possibile linee orizzontali e verticali.

Considera questo : una fotografia è la rappresentazione di un’immagine in due dimensioni. Esistono infinite possibilità per rappresentare linee oblique : perché una dovrebbe essere migliore di un’altra?

Le linee verticali e orizzontali, in una rappresentazioni a due dimensioni, sono per se stesse direzioni notevoli e di sicuro le più significative.

Guarda questa foto di paesaggio urbano di Luigi Ghirri quanta eleganza possiede :

Fotografia di paesaggio . Ghirri, Lecce
Lecce, 1983 © Eredi di Luigi Ghirri

Solo un accenno prospettico sul fianco del palazzo, poi è tutto un intersecarsi di linee verticali e orizzontali, tagliate dal perimetro dell’inquadratura, quasi a portarci a scoprire quello che c’è fuori.

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2. Utilizzare le linee guida nella fotografia di paesaggio

Un’altra regola di composizione semplice ed efficace da utilizzare nella fotografia di paesaggio è quella delle linee guida.

Mentre si inquadra un paesaggio, molte cose possono fungere da linee guida : una recinzione, il ciglio di una strada, una fila di alberi.

Le linee guida hanno la funzione di guidare l’occhio dello spettatore verso le zone significative della fotografia. Possono essere linee orizzontali, verticali oppure convergenti.

Le linee guida possono collegare il primo piano con lo sfondo oppure correre orizzontalmente all’inquadratura, conferendo un maggior senso di equilibrio all’immagine.

La foto che vedi di seguito è una delle ultime scattate da Luigi Ghirri e dimostra come la presenza di linee guida faccia letteralmente muovere gli occhi attraverso l’immagine.

 

Fotografia di paesaggio - Luigi Ghirri, Roncocesi, 1992
Luigi Ghirri, Roncocesi, 1992 © Eredi di Luigi Ghirri

Nel caso specifico, la sospensione generata da questo piccolo viaggio degli occhi si conclude in una indefinita massa di nebbia, che conferisce un senso di mistero alla fotografia.

Le linee guida possono quindi essere funzionali a far risaltare un soggetto o addirittura diventare le protagoniste di una composizione, di sicuro sono un ottimo modo per conferire dinamismo ad un genere che spesso prevede soggetti statici.

 

3. L’obiettivo ideale per la fotografia di paesaggio : esiste?

Di solito quando si parla di fotografia di paesaggio si fa riferimento ad obiettivi grandangolari, cioè con una lunghezza focale dai 35mm in giù.

Per questo motivo è possibile fotografare agevolmente i paesaggi anche con i nostri smartphone, che possiedono delle lunghezze focali equivalenti intorno ai 28mm.

Un obiettivo con lunghezza focale minore ha un maggior angolo di ripresa e quindi, nel caso della fotografia di paesaggio, permette di inquadrare una porzione della scena maggiore che è quello che di solito si vuole fare.

Fotografia di paesaggio - lunghezza focale
Schema lunghezze focali / angoli di campo – dal sito Nikonschool

Vero è che esistono delle eccezioni a questa regola, rappresentate da grandi paesaggisti che hanno utilizzato anche i teleobiettivi per realizzare le loro opere.

Andando a togliere apertura all’angolo di ripresa, hanno fatto della ripresa del “dettaglio da lontano” la loro cifra caratteristica.

E poi gli obiettivi con focale più lunga tolgono prospettiva e appiattiscono, proprio quella caratteristica che abbiamo visto può rendere più interessanti e originali le fotografie di paesaggio.

Un esempio su tutti è rappresentato da Franco Fontana, che insieme alle sue focali lunghe unisce un utilizzo del colore di ispirazione pittorica.

Fotografare paesaggi - Franco Fontana
Basilicata, 1987 © Franco Fontana

 

4. La fotografia di paesaggio : come avere nitidezza

Esistono diversi tipi di fotografia in cui può essere significativo non avere nitidezza in tutta la zona dell’inquadratura.

Pensa ad esempio quando in un ritratto vuoi esaltare il soggetto andando a sfocare lo sfondo oppure quando utilizzi sfondi completamente bianchi o neri che lasciano gran parte dell’inquadratura senza informazioni.

Nella fotografia di paesaggio questo non funziona ed è necessario che ogni lembo della parte rappresentata ci dica qualcosa.

Come si rende nitida una fotografia? La risposta è facile perché è una risposta tecnica.

Una fotografia è nitida se la sensibilità ISO del sensore, sia esso digitale o pellicola, ha un valore basso. Sarebbe meglio utilizzare il minor valore concesso dal supporto che si sta utilizzando.

Come spiegato nel post sul metodo pratico per l’utilizzo degli ISO , valori bassi di questo parametro vanno compensati con un recupero di luminosità sui tempi di esposizione e sul diaframma.

Come vedremo, sarà il tempo di esposizione ad avere il compito di recuperare la luce necessaria per avere una corretta esposizione.

La messa a fuoco infinita nella fotografia di paesaggio

La necessità di avere informazioni in ogni zona della scena rappresentata significa che la profondità di campo dovrà essere la maggiore possibile.

E per avere la massima profondità di campo bisogna impostare il diaframma più chiuso possibile, come evidenziato nel post sulla profondità di campo e come riassunto in questa infografica :

Infografica profondità di campo

Una regolazione di solito utilizzata dai fotografi di paesaggio è quella della distanza iperfocale, che permette di definire la distanza oltre la quale tutta la scena rimane perfettamente a fuoco.

Se vuoi approfondire la tecnica dell’iperfocale e capire come applicarla puoi fare riferimento al post sulla Street Photography dove è stata spiegata in dettaglio.

Come si può notare dall’infografica in alto, la chiusura del diaframma influisce negativamente sulla luce : il tempo di esposizione dovrà quindi recuperare gli effetti sia degli ISO ridotti che del diaframma chiuso.

5. Metti la macchina sul cavalletto, e tutto cambia

Per poter recuperare la luce attraverso il tempo di esposizione è necessario utilizzare tempi lunghi. Fortunatamente il soggetto tipico di una foto di paesaggio è statico e quindi non avremo il problema del mosso.

L’utilizzo del cavalletto può essere una buona idea che va oltre l’aspetto di avere una base solida a cui ancorare la macchina fotografica.

Utilizzare il cavalletto può dire anche altro : è un gesto che ci fa entrare in una fotografia più pensata ed è come se ci restituisse il tempo di cui di solito ci priviamo nella fretta di scattare.

Quando ho scritto su Massimo Vitali, un fotografo molto interessante che devi per forza scoprire se ti interessa il paesaggio (soprattutto quello mutato dalla mano dell’uomo) ho trovato necessario iniziare l’articolo con la sua frase:

“Quando cominci a mettere la macchina fotografica sul cavalletto, allora il mondo cambia”

Se vuoi saperne di più, leggi il post Massimo Vitali e le costellazioni umane (clicca qui).

Non voglio offendere la tua intelligenza spiegandoti come si usa un cavalletto, immagino che troverai tutto sul manuale di istruzioni…

 

Conclusioni

In questo post abbiamo visto diversi aspetti della fotografia di paesaggio.

Abbiamo prima di tutto visto che possiamo individuare due tematiche principali:

  1. la fotografia di paesaggio naturale, fatta esclusivamente dalla rappresentazione della natura, con poca presenza dell’uomo. E’ questo un tipo di fotografia che abbiamo definito fiabesca, nel senso che cerca di andare in profondità a rivelarci degli aspetti meravigliosi degli scenari naturali;
  2. la fotografia di un paesaggio contaminato dalla mano dell’uomo. Questa fotografia è invece definita fantastica, perché racconta di scenari propri della modernità che fino a qualche anno prima della loro realizzazione sarebbero potuti appartenere ad un racconto fantastico.

E poi abbiamo visto 5 aspetti tecnici per poter realizzare al meglio le tue fotografie di paesaggio:

  1. l’utilizzo della regola dei terzi e della prospettiva;
  2. la funzione delle linee guida, per condurre lo sguardo dello spettatore e dare dinamismo alla fotografia;
  3. la scelta dell’obiettivo adatto, e questo dipende anche dal tipo di risultati che vuoi avere;
  4. il controllo della nitidezza attraverso i giusti valori degli ISO;
  5. l’utilizzo del cavalletto, visto anche come la possibilità di entrare nell’ottica di una fotografia più “pensata”.

Sugli aspetti tecnici, come al solito, confido nella pratica e nel tempo che dedicherai a questo tipo di fotografia.

Quale dei due tipi di tematica invece senti più vicino al tuo modo di fotografare?

 

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