
Una fotografia per essere iconica deve riuscire a rappresentare un evento grande e complesso attraverso le caratteristiche di sintesi che le sono proprie.
Infatti, le fotografie fermano istanti dallo scorrere del tempo e comprimono una parte del mondo in una cornice bidimensionale.
Riuscire nell’impresa di condensare in un’immagine qualcosa di complesso è stata la più grande ambizione di un certo tipo di giornalismo del secolo scorso.
Oggi il mondo è molto più complesso di allora e le interconnessioni tra i fatti stanno rendendo lo strumento dell’immagine iconica non più all’altezza delle narrazioni.
Piuttosto di sintetizzare, alcuni tipi di fotografie vogliono semplicemente mostrare aspetti del tardo capitalismo senza esprimere giudizi o avere la pretesa di spiegare le cose.
E’ l’approccio del cosiddetto Realismo capitalista, che prende il nome da un famoso libro di Mark Fischer ed è utilizzato per descrivere un certo tipo di fotografia.
Si tratta di una fotografia in cui l’eventuale messaggio critico lascia spazio ad una rappresentazione oggettiva.
Lo spunto per queste riflessioni partono dalla lettura di questo post sul blog cphmag in cui vengono sviluppate considerazioni molto interessanti sulla fotografia che apre questo post.
In questo articolo vedremo :
- un esempio di foto iconica di Margaret Bourke-White del 1937;
- le caratteristiche dell’arte del realismo capitalista;
- un esempio di fotografia del realismo capitalista : Amazon di Andreas Gursky.
Sei pronto?
Cominciamo
Una fotografia iconica: la fiumana di Louisville di Margaret Bourke-White
Margaret Bourke-White è stata una grande fotoreporter statunitense e ha documentato i fatti più importanti della storia del Novecento..
Nel 1937 le venne commissionato dalla rivista Life di raccontare le condizioni del popolo del Kentucky a seguito di un’alluvione.
La fotografia di cui ti voglio parlare parte da questa “occasione” e rappresenta un gruppo di afroamericani in fila per accedere agli aiuti di un centro assistenza.

Nella parte superiore dell’inquadratura c’è un manifesto pubblicitario di propaganda del New Deal con cui il governo voleva riconquistare la fiducia degli americani.
E’ una campagna pubblicitaria, come ce ne furono tante altre, in cui il prodotto è un’intera nazione.
Lo stereotipo del benessere è rappresentato dalla famiglia sorridente a bordo della propria auto e vuole sancire l’unicità del modello americano.
La fotografia non riporta alcun riferimento diretto all’alluvione ma solo all’emergenza umanitaria.
L’immagine diventa quindi iconica perché si distacca dal primario intento documentaristico per diventare il simbolo del disagio sociale che, a diversi livelli, dominava gli Stati Uniti degli anni 20 e 30.
Allo stesso tempo la fotografia esprime un giudizio.
L’accostamento tra gli afroamericani in coda e la famiglia bianca felice del manifesto è già una denuncia di ingiustizia sociale.
E questa viene amplificata dalle parole dello slogan: “I più alti standard di vita del mondo. Non c’è altra strada che quella americana”.
In modo evidente si sta dicendo che, quantomeno, qualcosa non sta funzionando a dovere.
La fotografia nel realismo capitalista
Il termine Realismo capitalista si riferisce al titolo del libro di Mark Fisher in cui per la prima volta viene definito il perimetro di questa ideologia.

In questo testo (di cui vi consiglio la lettura) Mark Fisher delinea l’ideologia dominante del tardo capitalismo.
In particolare nel libro l’autore mette in luce l’assuefazione dell’uomo moderno alle logiche capitaliste tanto da farle diventare dei “principi di realismo”.
E’ impossibile considerare qualcosa di diverso, è il “there is no alternative” thatcheriano ormai diventato un modo di pensare.
[il tardo capitalismo] ha imposto con successo una specie di «ontologia imprenditoriale» per la quale è semplicemente ovvio che tutto, dalla salute all’educazione, andrebbe gestito come un’azienda.Mark Fisher
Da qualche tempo si fa corrispondere il realismo capitalista ad un’arte che descrive questa ideologia dominante.
Le rappresentazioni oggetto di questo tipo di arte riguardano aspetti caratteristici del nostro tempo.
E’ interessante adesso fare un paragone con quanto avveniva nell’arte precedente al tardo capitalismo.
Era tipico ad esempio di molti pittori rappresentare lo stupore di una persona al cospetto di qualcosa di più grande.
E questo qualcosa poteva essere, ad esempio, la grandezza della natura.
Oggi sta avvenendo un’inversione: lo stupore si manifesta nei confronti di grossi sistemi controllati, in modo diretto o indiretto, dall’essere umano.
Dalle foto iconiche al realismo capitalista
La fotografia di Margaret Bourke-White, partendo da un singolo fatto di cronaca, è diventata l’icona di una crisi sociale che attraversava tutti gli Stati Uniti.
Oggi esistono tante crisi contemporaneamente e tutte sono interconnesse tra di loro, per cui diventa sempre più difficile tenere traccia della complessità generale.
Da questo punto di vista lo strumento della fotografia iconica diventa troppo semplificativo e rischia di non rendere bene la complessità di quello che si vorrebbe rappresentare.
La fotografia del realismo capitalista è una fotografia che non cerca di creare sintesi ma solo di rappresentare aspetti molto specifici.
La rappresentazione dei prodotti del capitalismo, spesso fatta in grandi formati ricchissimi di dettagli, rappresenta la chiave stessa con cui leggere queste opere.
Ma la lettura non deve essere critica: queste fotografie vogliono solo rappresentare il “realismo”, cioè l’esistenza di un certo tipo di cose.
Sono lì a dire: “Guarda, tutto questo è reale”, il giudizio successivo sta allo spettatore.
Un esempio di fotografia del realismo capitalista : Amazon di Andreas Gursky

L’immagine, che riprende una porzione di un magazzino Amazon dell’Arizona, rende bene l’idea dell’approccio di Gursky a questo tipo di fotografia.
L’imponente formato di stampa (207 x 407 cm) e l’altissima risoluzione sono come al solito funzionali ad un’esplorazione dell’immagine.
Come tanti dei suoi scatti la foto è stata rielaborata digitalmente ed è il risultato dell’unione di più foto a sviluppo orizzontale.
Probabilmente il nostro cervello percepisce che dal punto di vista ottico e fotografico quell’immagine è impossibile da realizzare.
Siamo talmente assuefatti alla visione di immagini fotografiche che inconsciamente abbiamo maturato l’esistenza di alcuni limiti.
Sappiamo che non esiste un sistema ottico che garantisca una foto ad una porzione di realtà così estesa senza la minima distorsione orizzontale.
L’occhio umano non è in grado di cogliere un’immagine con quello sviluppo.
Questa fotografia rappresenta un luogo simbolo della nostra modernità ma non ha ambizioni polemiche.
Sappiamo tutti delle controverse condizioni di lavoro presenti negli stabilimenti Amazon ma Gursky non le cita.
Qual è la reazione di chi guarda la foto?
Possiamo stupirci di fronte a qualcosa di più grande di noi su cui l’uomo, che non compare nell’immagine, ha un forte controllo.
Il fascino della complessità dei grandi sistemi moderni, il dietro le quinte del servizio di consegne più utilizzato al mondo.
Qualcuno potrebbe addirittura entusiasmarsi di fronte alla scritta “Work Hard, Have Fun, Make, History” che campeggia sulle 3 colonne verticali sullo sfondo.

Altri invece faranno altri collegamenti e, conoscendo le condizioni di lavoro in quei magazzini, vivranno la visione della fotografia in maniera diversa.
Queste stesse persone probabilmente proveranno un brivido, ma non di entusiasmo, di fronte alla scritta Work Hard, Have Fun, Make, History.
L’autore della fotografia non ha comunque in nessun modo indirizzato la lettura verso l’una o l’altra interpretazione.
Ha semplicemente descritto un soggetto che ha ritenuto significativo e specifico del nostro tempo.
Conclusioni
Ripercorriamo cosa abbiamo visto in questo post.
- Le fotografie iconiche riescono a sintetizzare situazioni complesse e condizioni storiche più ampie in una sola immagine;
- le condizioni sociali e tecnologiche proprie del tardo capitalismo sono diventate troppo complesse per essere ben rappresentate attraverso l’utilizzo di singoli scatti iconici;
- la fotografia del realismo capitalista racconta il nostro tempo selezionando luoghi o situazioni caratteristiche senza esprimere giudizi ma rendendone evidente l’esistenza.
E tu, quale credi sia il tipo di fotografia per raccontare meglio il nostro tempo?

Lascia un commento