
Prima di parlare del realismo capitalista in fotografia forse è meglio descrivere quali sono le sue caratteristiche principali.
Il termine deriva dal titolo di un libro del 2009 di Mark Fisher in cui si racconta l’inesorabilità delle logiche del tardo capitalismo.
L’autore racconta di come queste logiche siano diventate l’ideologia dominante e di come sia difficile anche solo ipotizzare un’alternativa.
Il termine Realismo capitalista si ispira al realismo socialista che era un movimento artistico e culturale nato nell’Unione Sovietica negli anni 30 del Novecento.
La sua funzione principale era quella di fare da propaganda al progresso socialista: le regole e le impostazioni del realismo socialista erano gestite direttamente dal regime.
Mark Fisher afferma che non è possibile concepire un regime di stato (come il fascismo o lo stalinismo) senza un sistema di propaganda.
Al contrario, il capitalismo può procedere perfettamente e in modi migliori senza che nessuno lo sostenga.
Non è d’accordo con questa affermazione Jörg Colberg, che nel suo interessantissimo “Photography’s Neoliberal Realism” afferma l’esistenza di un sistema di propaganda altrettanto forte anche nella società capitalista.
Una propaganda meno esplicita ma molto efficace, messa in atto dal privato e non dallo stato.
Colberg afferma che la fotografia è uno degli strumenti attraverso cui si esprime la propaganda del realismo capitalista.
Questo articolo si ispira al libro di Colberg e ne riporta osservazioni ed esempi, in particolare i riferimenti a Annie Leibovitz, Gregory Crewdson e Andreas Gursky.
Pronti?
E allora cominciamo.
Realismo capitalista e socialista a confronto
Da un movimento che si chiama realismo socialista ci si aspetta delle rappresentazioni di qualcosa che sia effettivamente esistito.
Al contrario, i soggetti pittorici del realismo socialista non erano il riflesso di nessuna realtà in particolare.
Rappresentavano quasi delle agiografie, la rappresentazione di un prototipo ideale la cui verosimiglianza era la chiave della sua funzione propagandistica.
L’estetica del realismo socialista incarna i suoi eroi, non li rappresenta. I suoi eroi devono assomigliare in tutto e per tutto agli uomini comuni a cui il messaggio è destinato.

Il realismo capitalista è, nelle sue intenzioni, l’equivalente di quello socialista all’inizio del ventunesimo secolo.
Quello che cambia, come già detto, è che la regia di tutto non è nelle mani di uno stato o di un regime ma di privati.
E con privati intendo riviste, siti internet e ogni tipo di sovrastruttura che utilizzi la pubblicità.
Ed è questa l’altra grande differenza: questa propaganda non è esplicita ma nascosta all’interno di copertine e spot promozionali.
E lo strumento di diffusione, è sempre la fotografia.
Un nuovo modo di interpretare le fotografie
Considerando tutto quello che abbiamo visto: cosa si dovrebbe fare secondo te per esprimere attraverso una fotografia i valori del capitalismo?
Bisogna premettere che per comprendere il realismo capitalista attraverso la fotografia, dobbiamo valutare le immagini analizzando il modo con cui mostrano ciò che mostrano.
Dobbiamo cioè liberarci dall’approccio semplicistico attraverso cui si valuta una fotografia come un’entità isolata.
Se una fotografia ritrae un’attrice del cinema in modo celebrativo non dobbiamo tanto chiederci chi sia quell’attrice e che film abbia fatto.

Soffermiamoci sul fatto che il fotografo ha voluto consegnare a quella figura uno splendore normalmente negato a chi non gode della sua fama e successo.
La fama e il successo, ottenuti attraverso il duro lavoro, sono lo strumento per arrivare ad uno splendore immutabile.
Il messaggio è quindi che una vita fondata sul duro lavoro ti premia attraverso una sorta di immortalità.
Ditemi se questo non è un modo per raccontare e promuovere i valori del capitalismo, la propaganda di un’ideologia.
Questo modo di lettura delle fotografie, meno superficiale e più profondo, è essenziale in un mondo in cui le immagini stanno diventando sempre più importanti.
Realismo capitalista in fotografia: il caso di Annie Leibovitz.
Si può trovare un approccio alla fotografia come quello appena descritto nelle fotografie di Annie Leibovitz, soprattutto nei lavori per Vogue e Vanity Fair.
I soggetti delle copertine sono personaggi che si mostrano in versioni altamente esagerate di loro stessi.
Ogni fotografia è una celebrazione visiva e ha l’obiettivo di essere ammirata da chi la guarda.

In generale i colori virano sempre verso il verde e il blu e conferiscono al tutto un tono cinematografico.
Siamo di fronte a quello a cui facevamo riferimento prima: persone di successo ritratte in posa e con un non so che di ultraterreno.
I colori, soprattutto quelli della pelle dei soggetti, ci dicono che siamo di fronte ad un tipo di estetica che appartiene all’elaborazione fotografica, non al mondo naturale.
Una dimensione a cui è dato di partecipare solo agli eletti che raggiungono i valori fondanti del capitalismo: diventare ricchi e muovere tanti soldi con il proprio successo.
Molto spesso alla celebrazione del soggetto famoso si aggiunge un topos molto presente nell’America capitalista.
Mi riferisco a tutta quella cultura che tende a rendere le donne passivamente disponibili agli uomini.
La stessa foto di Miley Cyrus fu interpretata in modo sessualizzato nonostante fosse stata scattata con altre intenzioni.
Significative di questo atteggiamento ci sono ancora due fotografie.
La prima ritrae Nicole Kidman e il regista Baz Luhrmann, in cui il gesto dell’uomo è palesemente di controllo sulla donna, come se la stesse mettendo in posa.

Foto ancora più significativa di questa tematica è di sicuro quella di Donald e Melania Trump all’aeroporto di Palm Beach nel 2006.
Lei è ritratta sulla scala di un aereo e indossa un bikini dorato che risalta il suo stato di gravidanza.
Suo marito, Donald Trump, è a bordo di un auto sportiva, in un vestito elegante e ritratto di profilo.

Se lo spettatore non conoscesse chi sono i protagonisti, il messaggio arriverebbe lo stesso : l’uomo al posta di guida e la donna ridotta ad oggetto sessuale.
Se lo stesso Trump fosse in grado di mettere in scena una fotografia avrebbe rappresentato proprio in questo modo il rapporto con la moglie.
Il potere ai maschi e la donna ridotta a semplice oggetto sessuale e di fertilità.
Un caso diverso è la copertina di Vanity Fair che ritrae Lloyd Blankfein e Gary Cohn, rispettivamente amministratore delegato e direttore generale di Goldman Sachs.

Al contrario delle altre fotografie, qui non c’è una rappresentazione solenne e i soggetti sono in una posa rilassata.
Il potere di queste due persone non è politico ma finanziario.
Non hanno bisogno di cercare i consenso di nessuno e da questo la Leibovitz decide di non consacrarli con pose eroiche e post-produzioni elaborate.
In questo caso è sufficiente trasmettere il realismo di quello di cui si occupano: la finanza, che è il centro nevralgico di tutta la narrazione capitalista.
Gregory Crewdson
Annie Leibovitz ritrae i suoi protagonisti come fossero degli eroi.
Si tratta di eroi che incarnano i valori su cui sono fondati gli Stati Uniti: si può raggiungere il successo e la ricchezza a patto di lavorare duramente.
E loro lo dimostrano con la loro fama e con il loro essere ricchi e potenti.
In quale altre modo si potrebbe fare propaganda agli stessi valori?
Rappresentando quello che è il rovescio di quella stessa medaglia: persone infelici in posti depressi, che sembrano non avere speranza di riscatto.
E’ il caso delle fotografie di Gregory Crewdson.

Le persone presenti nelle fotografie di Crewdson sono infelici perché non hanno i mezzi economici per essere felici.
Le sue fotografie rappresentano la demonizzazione di quello che l’America non vuole e cioè il non sviluppo economico.

Le ambientazioni sono diverse da quelle del grande sogno americano e si riferiscono ai territori delle provincie interne e depresse.
Anche le foto di Crewdson, come quelle della Leibovitz, mettono in scena ambientazioni irreali di ispirazione cinematografica.
Dietro questa sensazione c’è la volontà di descrivere il paradigma di qualcosa per cui non c’è nessuna alternativa possibile.
Non c’è pericolo per i soggetti di Leibovitz di perdere il potere, non c’è speranza per quelli di Crewdson di raggiungerlo.
I personaggi delle fotografie di Gregory Crewdson sono colpevoli della loro condizione: non hanno sfruttato l’opportunità di riscatto che l’America gli ha dato.
Andreas Gursky
Annie Leibovitz e Gregory Crewdson rappresentano il realismo capitalista in modo diverso ma sempre in riferimento all’esperienza umana.
Andreas Gursky invece celebra quello che si può ottenere con il potere del denaro attraverso delle ricostruzioni spesso molto spinte della realtà.
L’essere umano è quasi sempre assente oppure presente in folle oceaniche da risultare irrilevante.

Nella sua fotografia ci sono molti riferimenti alla pittura da cui eredita soprattutto un punto di vista dall’alto onnicomprensivo.
E’ la cosiddetta prospettiva a volo d’uccello, come se chi vede la scena stia vibrando sopra tutto, l’occhio onnicomprensivo di un Dio che non ha però alcuna allusione religiosa.
Attraverso la post-produzione Andreas Gursky riesce ad andare oltre, mettendo in scena dei mondi che nessun osservatore , nemmeno Dio, sarebbe in grado di osservare.
Gursky crea scene che amplificano quello che è possibile ottenere con il potere del denaro. Come quello che può accadere in un deserto arabo rappresentato in modo ancora più fantastico.

L’ineluttabilità del modello capitalista in Gursky si manifesta nella sensazione della presenza di una mano invisibile che è in grado di controllare e realizzare cose straordinarie.
E le fotografie di Gursky danno espressione al potere della mano invisibile, che osserva il trambusto delle attività moderne.
Le fotografie hanno lo scopo di sopraffare visivamente i soggetti, per l’impressionante quantità di dettagli e per il loro formato di stampa.
Di fronte al capitalismo Gursky ci fa sapere che la resistenza è inutile. Uno spettatore è intimorito dallo spettacolo che gli si presenta di fronte, lo accetta in modo religioso.
Conclusioni
Il realismo capitalista in fotografia non è soltanto rappresentato da questi tre fotografi ma spero che averli analizzati assieme ti abbia lasciato uno spirito critico nuovo.
In un mondo in cui le. immagini sono così importanti è necessario avere un metodo di lettura delle fotografie che sia unico.
Alla fine saranno la politica e gli altri poteri forti a realizzare le cose.
Ma è necessario che un elettore americano sappia che se sotto elezioni i candidati si mostrano in fotografie senza giacca e con le maniche della camicia arrotolate per proiettare l’immagine di qualcuno che sta per mettersi al lavoro.
Nel realismo capitalista la rappresentazione visiva e la sua codifica sono molto importanti.
Il più delle volte questa rappresentazione è governata dalle forze che ne beneficiano maggiormente.

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