
Un giorno Fabrizio Spucches era in bagno e stava leggendo una rivista di gossip.
Fu colpito da un annuncio che diceva: “Cercasi sovversivi“.
Si trattava della pubblicità de “La sterpaia”, una bottega dell’arte in stile rinascimentale ideata da Oliviero Toscani in una riserva naturale toscana.
Pensò che fosse una bella coincidenza essersi imbattuto in quell’annuncio proprio quando stava cercando di andare via definitivamente da Catania, appena finita la scuola di belle arti.
E così decise di partire.
Arrivò una domenica ma non c’era nessuno.
Dormì sotto un albero e fu svegliato da un cavallo il mattino dopo: e tutto iniziò.
Fabrizio Spucches da vicino
Fabrizio Spucches non è né giovane né vecchio, ha dei modi non convenzionali e uno sguardo magnetico.

Sono due le cose che un artista deve saper fare : sorprendere ed emozionare.
Fabrizio Spucches le sa fare tutte e due.
Oliviero Toscani
E’ un personaggio che si è formato grazie ad esperienze come “la Sterpaia” e per aver avuto la fortuna di incontrare sul suo cammino personaggi notevoli e fuori dagli schemi.
Nella sua vita sono sempre stati più importanti i maestri che le lezioni, le esperienze rispetto alle scuole.
Dopo un anno alla Sterpaia con Toscani, si iscrive alla scuola di arti creative di Canterbury.
Ma più che dalle lezioni Spucches impara da Peter, il suo padrone di casa, una specie di Robin Hood che “ruba allo stato per dare a se stesso”.
A Peter ha visto buttare nel camino protesti sigillati con timbri rossi che invitavano a pagamenti urgenti e lo ha sempre visto farla franca.
Da Peter ha imparato che si può stare al mondo con regole diverse dall’ordinario, grazie a Peter ha vissuto per due anni in una casa ottocentesca pagano pochi soldi di affitto.
Dopo torna a Milano e collabora di nuovo con Oliviero Toscani presso Fabrica a Treviso e per altri progetti.
Ma la cosa migliore per capire un autore è seguirlo nelle cose che fa.
Spucches ne ha fatte tante durante gli anni ma io ne ho scelte 3.
Seguiamolo quella volta che ha deciso di fare un viaggio in Romania, quella volta che si è trovato nel bel mezzo di una pandemia di Covid e quando la Chiesa ha cercato di dirgli che doveva interrompere un progetto ma lui è riuscito a farlo lo stesso.
Pronti per questo viaggio?
Partiamo…
Fabrizio Spucches : Authentic Rom
Quando una persona normale fa un viaggio e porta con sé una macchina fotografica, torna a casa con le foto delle vacanze.
Quando a viaggiare è un vero autore, a tornare con lui sono le foto del posto in cui è stato.

E quello che Fabrizio Spucches voleva fare quando partì in macchina per la Romania era proprio questo: raccontare la Romania.
L’aspetto che gli interessava più era il contrasto tra il periodo comunista appena passato e l’arrivo del capitalismo sottoforma dei grandi brand occidentali.
La storia di una barretta di cioccolato
La barretta di cioccolato “Rom”ha nutrito intere generazioni di rumeni e rappresenta l’essenza stessa della Romania, con il suo cioccolato al rum e i colori della bandiera sulla confezione.

Ma l’arrivo del capitalismo ha portato con se’ anche tantissima concorrenza e i primi tempi fu difficile sopravvivere al mercato dei Twix, Mars e di tutte le altre “barrette occidentali”.
Ci fu quasi una rivoluzione quando, con una geniale mossa di marketing, la barretta venne vestita dei colori della bandiera americana.

A corredo del nuovo packaging furono mandati in onda un paio di spot pubblicitari che facevano intendere che il marchio stesse per essere venduto agli americani.
Ci fu una specie di rivolta sociale e le vendite della barretta Rom, nella originaria confezione con i colori della Romania, tornarono a crescere.
La Romania di Fabrizio Spucches
In questa storia c’è la metafora di tutto il paese, con la sua voglia di restare ancorato alle tradizioni e gli inevitabili segnali di una contaminazione culturale in corso.
Sono queste intenzioni a pervadere in maniera diversa quello che è stato il primo lavoro fotografico di Fabrizio Spucches.
Il titolo “Authentic Rom” deriva dalla storia della barretta di cioccolato appena raccontata.
L’occidente entra nelle solide vite di uomini e donne rumeni nelle mille forme in cui si può esprimere la personificazione di un brand.
E Spucches è bravo a tenere tutto in equilibrio con una personalità estetica molto forte.

L’occidente può essere presente nel dettaglio di una maglietta, di una bottiglia di Cocacola, nei colori esagerati del capitalismo.

Fabrizio Spucches chiede ai propri soggetti di posare per lui, la sua fotografia di viaggio non è candid come quella dei fotografi della domenica.
Per far collaborare i tuoi soggetti devi entrare in sintonia con loro, parlarci e conquistare la loro fiducia.

Dietro queste fotografie c’è la scelta di un tema e il coraggio di svilupparlo, due cose che appartengono al mondo dei veri autori.
Fabrizio Spucches, tornando a Milano, si è di sicuro portato a casa una serie di fotografie che parlano della Romania.
Working Class Virus
La più grande prova che un artista può decidere di affrontare è raccontare argomenti talmente popolari che il rischio della banalizzazione è più grande della probabilità di successo.
Ed è lì che si vede la stoffa di chi davvero sa raccontare qualcosa.
Qualche esempio?
Quanto era facile fare male nel trarre un film da un best seller come Gomorra? Quanto erano scivolose quelle tematiche?
Poi arriva Matteo Garrone, si inventa un nuovo neorealismo e fa vedere a tutti come si fa.
In che modo raccontare la strage di Columbine?
Il rischio di cadere nella banalità del sensazionalismo era dietro l’angolo.
Poi però arriva Gus Van Sans, gira Elephant e fa capire a tutti che si può raccontare il dolore di una sparatoria facendo vedere pochissimo sangue, girando un film quasi “sotto voce”.
E cosa dire del Covid?
Tutti quelli che avevano a disposizione una macchina fotografica hanno documentato questo grande, drammatico evento.
E i più hanno scelto la narrazione dell’insolito, raccontare il vuoto degli spazi di norma brulicanti di persone, fotografare quelle piazze così sensazionalmente deserte.

Cosa fa Fabrizio Spucches?
Sceglie la via più coraggiosa: decide di fotografare le persone, in un momento in cui le persone non si possono incontrare perché è pericoloso farlo e perché lo ha deciso la Legge.
Quello il suo modo per esprimere un punto di vista sul Covid non lasciandosi sedurre dai grandi sfondi messi a disposizione dalla pandemia.
Decide poi di raccogliere tutto in un libro a cui dà titolo Working Class Virus.

Persone comuni incontrate al supermercato, vicini di casa, operatori sanitari durante il proprio lavoro ritratti con ironia e umana partecipazione.



Spucches durante il covid fa foto che sarebbero potute essere realizzate anche in un altro momento, dimostrando che quello che gli interessa è il racconto della condizione umana e non dell’evento.
Gli emarginati
In un secondo momento Fabrizio Spucches decide di andare a cercare gli emarginati, quelle persone che già fuori pandemia sarebbe stato difficile avvicinare.
Perché ci vuole coraggio per avvicinarli e per entrare in contatto con le loro diversità; bisogna superare quella barriera di mutua diffidenza che con la pandemia è diventata ancora più invalicabile.
Le escort non si fanno fotografare gratis. La prima che Fabrizio contatta chiede un pagamento in anticipo e poi non si presenta all’appuntamento.

E’ un periodo difficilissimo per loro ma Spucches non si arrende e riesce a fare dei grandi ritratti.


La pandemia è un evento che ci accomuna e che tutti abbiamo vissuto. Anche noi, come Fabrizio Spucches, avevamo a disposizione una macchina fotografica.
Ma cosa abbiamo fotografato?
Ora pensa alle tue fotografie fatte nel periodo della pandemia, guarda quelle di Spucches e inizia a capire la differenza tra un autore e tutti gli altri.
Come il discorso delle foto delle vacanze, ricordi?
Fabrizio Spucches : Souvenir.
Abbiamo sempre detto che la cosa più importante quando si fanno fotografie è avere una tematica da sviluppare.
Allora facciamo una prova: prendiamo un tema e vediamo come lo ha sviluppato Fabrizio Spucches.
Tema : Le grandi alluvioni e il cambiamento climatico.
Svolgimento di Fabrizio Spucches.
Una fotografia rappresentativa potrebbe essere quella di una grande città come Milano, completamente allagata.
Certo, pensare di sommergere Milano è un’idea un po’ impegnativa da realizzare; si potrebbe scegliere un simbolo della città e sommergere solo quello.
La madonnina: ecco il simbolo.
L’immagine di una madonnina che emerge da una distesa d’acqua farebbe sottintendere che tutta Milano sia stata allagata.
Fabrizio Spucches, insieme ad altri artigiani, inizia la realizzazione di una madonnina in scala 1:1 da far galleggiare nella Darsena.
L’installazione, oltre a sensibilizzare sulla tematica del cambiamento climatico e delle grandi alluvioni, sarà l’occasione per una raccolta di beneficienza a favore dei bambini alluvionati del Pakistan.

Ma purtroppo succede qualcosa di inaspettato.
L’arciprete Gianantonio Borgonovo mette il veto sull’iniziativa e non consente l’utilizzo della madonnina come simbolo dell’iniziativa.
Non vuole che l’immagine della madonnina venga mercificata.
E tutto si deve fermare.
La risposta di Fabrizio Spucches alla Chiesa
“Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione”, citando da Amici miei.
La risposta di Fabrizio Spucches al veto di Borgonovo rientra nel campo della genialità.
Poiché non riesce a comprendere come mai la Chiesa, che da secoli vende Souvenir della madonnina e di tutti gli altri Santi, possa pronunciare la frase : “la figura della madonnina non si mercifica”, acquista proprio uno di quei souvenir.
Il più costoso : una madonnina in bronzo da 790€.
E realizza lo stesso l’iniziativa.
La lettera aperta che rappresenta la risposta di Spucches a Borgonovo è assolutamente da leggere.


Il progetto poi si estende anche alla realizzazione e vendita di fotografie in cui Fabrizio Spucches ritrae una serie di personaggi “tipici”, immersi nell’acqua fino alle ginocchia.
Nella tipizzazione ritroviamo tutta la sua ironia, nella realizzazione tutto il suo talento fotografico.



Il coraggio di non arrendersi mai, neanche di fronte ai poteri costituiti, neanche di fronte alla Chiesa.
Caratteristica dei Grandi.
Se nel 1973 un altro fotografo si fosse arreso al Vaticano, il mondo non avrebbe avuto questa foto:

Ma questa è un’altra storia, e te la racconto qui.
Conclusioni
Fabrizio Spucches ha realizzato tanti altri progetti ma li trovate tutti raccontati sul suo sito.
E’ importante che ci siano personaggi come lui, coraggiosi e che intendono la fotografia ancora in modo assolutamente autoriale.
Guardare fotografie che hanno profondità allenano la nostra vista a cercare oltre e a vedere le cose di cui non tutti si accorgono.

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