
Robert Capa è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi fotografi di guerra del XX secolo.
Le sue immagini drammatiche e intense hanno documentato i principali conflitti del suo tempo, lasciando un’impronta indelebile nella storia del fotogiornalismo.
In questo articolo esploreremo chi era Robert Capa, il suo stile fotografico, le guerre che ha documentato e il suo lascito duraturo.
Robert Capa e un racconto sul muro di un museo
Volevo iniziare questo post su Robert Capa riportando un racconto che ho letto come didascalia di una sua foto scattata in Sicilia, sul muro di una mostra a lui dedicata in un museo di Torino.
Nello spiazzo antistante c’era un soldato americano che stava fotografando il tempio. O almeno tentava.
Perché inquadrava, scuoteva la testa, si spostava di qualche passo a sinistra, scuoteva nuovamente la testa, si spostava a destra. A un tratto si mise a correre, si fermò, cercò un’altra angolazione.
Neppure questa volta si mostrò contento. Io lo guardavo meravigliato. Il tempio era quello, bastava fotografarlo e via.
Che cercava?
Doveva essere un siciliano, lo si capiva dai tratti, forse voleva portare un ricordo ai suoi familiari in America.
In quel momento fummo assordati da un rumore di aerei e di spari. In cielo, ma a bassissima quota, si stava svolgendo un duello tra un aereo tedesco e uno americano.
Mi gettai a terra. Anche il soldato si gettò a terra, ma, al contrario di me, a pancia all’aria. Scattava fotografie una appresso all’altra senza la minima indecisione, la macchina tra le sue mani era un’arma, una mitragliatrice.
Poi i due aerei scomparvero. Ci rialzammo, gli dissi qualcosa in dialetto. Non capì. Io non parlo inglese, ma qualche parola la capisco.
Mi spiegò che era un fotografo di guerra. Mi scrisse su un pezzetto di carta il suo nome: Robert Capa.
Per me, allora, un perfetto sconosciuto. Ci salutammo. Ripresi la bicicletta, tanto la strada ora era tutta in discesa.
Andrea Camilleri
Chi era Robert Capa? Biografia e carriera
Nato come Endre Ernő Friedmann il 22 ottobre 1913 a Budapest, Robert Capa fu un fotografo ungherese naturalizzato statunitense.
Dopo essersi trasferito in Germania e poi a Parigi per sfuggire al nazismo, Capa adottò lo pseudonimo anglofono per aumentare le possibilità di vendere le sue foto nel mercato occidentale.
La sua carriera decollò negli anni ’30, quando iniziò a collaborare con riviste prestigiose come Life e Collier’s Weekly.
Fu cofondatore, nel 1947, dell’agenzia Magnum Photos, insieme ad Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David Seymour, contribuendo così alla nascita del fotogiornalismo moderno.
Le guerre documentate da Robert Capa
Uno degli elementi distintivi di Robert Capa fu la sua presenza in prima linea nei principali conflitti del XX secolo. Tra le guerre più importanti che ha fotografato:
Guerra civile spagnola (1936-1939)
In questa guerra Robert Capa scatta una delle sue fotografie più iconiche: Il miliziano colpito a morte.

Dietro una delle fotografie più famose della storia del giornalismo ci sono, ormai da anni, due delle peggiori accuse che si possano fare ad un fotoreporter :
- la fotografia è una messa in scena;
- la fotografia è stata realizzata da un altro autore.
Quali sono i motivi che possono far pensare ad una messa in scena?
La prima pubblicazione di questa fotografia sulla rivista francese VU era accostata ad una seconda fotografia della stessa sequenza.

Lo sfondo identico delle due fotografie suggerisce che la macchina fotografica fosse montata su un treppiedi e comunque tenuta ben solida, non proprio quello che si immagina da un reportage di guerra.
Da qui, il sospetto della messa in scena.
Le due fotografie non vennero mai più pubblicate insieme.
Robert Capa e Garda Taro : due formati differenti.
Per quanto riguarda la seconda accusa viene fatto notare che la fotografia del miliziano, in base alle dimensioni del fotogramma, sembrerebbe scattata con una macchina fotografica di medio formato.


Se invece immaginiamo una cornice da 35 mm le cose tornano di meno.

Il fatto che in quel periodo Robert Capa stesso utilizzando una Leica da 35 mm e Gerda Taro una Rolleicord di medio formato è il motivo che alimenta potrebbe attribuire lo scatto alla Taro.
Altri conflitti documentati
Oltre alla Seconda guerra sino-giapponese (1938) per cui documentò il conflitto in Cina per conto di Life, Capa fu chiamato alla documentazione dello sbarco in Normandia durante la seconda guerra mondiale (1939-1945).
Le foto dello sbarco in Normandia

Anche in questo caso parliamo di alcune delle fotografie più importanti della storia del fotogiornalismo.
Talmente famose da diventare parte del nostro immaginario.
Siamo abituati alla qualità approssimativa di questi scatti tanto da collegarla inconsciamente alle difficili condizioni di scatto.

Invece quell’aspetto è frutto di errori nel processo di stampa, errori che hanno addirittura rischiato di far perdere l’intero lavoro.
Ma vediamo com’è andata.
Robert Capa sbarcò a Omaha Beach con la prima ondata di truppe d’assalto alle 06:30 del mattino del 6 giugno 1944 (il D-Day), su incarico freelance della rivista LIFE.
Rimase lì per 90 minuti e poi inspiegabilmente la macchina si inceppò o fini la pellicola, riuscì comunque a realizzare tra le 72 e le 144 esposizioni in bianco e nero su pellicola Kodak Super-XX.
Il giorno dopo, tornato in Inghilterra, spedì tutti i negativi all’ufficio londinese di LIFE dove tutti erano in attesa di riceverli.
I negativi includevano non solo la battaglia di Omaha Beach ma anche reportage pre-invasione e immagini dei medici che si prendevano cura dei feriti durante il viaggio di ritorno.
Fatto strano, il responsabile della camera oscura di LIFE assegnò il compito di sviluppare quei 4 rullini al meno esperto dei metri del suo staff, il quindicenne “ragazzo della camera oscura”.
Un po’ per inesperienza, un po’ per il peso della responsabilità di dover sviluppare pellicole di Robert Capa, il ragazzo chiuse la porta dell’essiccatoio della camera oscura.
Di conseguenza quello spazio chiuso con una piccola serpentina di riscaldamento elettrico sul pavimento si surriscaldò in pochi minuti a tal punto da fondere l’emulsione dei negativi da 35 mm di Robert Capa.
Solo undici negativi di Capa sono stati salvati o recuperati e si sono rivelati appena sufficienti per portare a termine questo incarico cruciale, con soddisfazione dei redattori newyorkesi di LIFE.
Questo errore in camera oscura ha offuscato leggermente i negativi rimanenti, aumentandone “ironicamente” l’espressività.

Robert Capa documentò successivamente anche la guerra arabo-israeliana del 1948 da cui seguì la nascita dello Stato di Israele e la prima guerra d’Indocina (1954) dove perse la vita calpestando una mina antiuomo in Vietnam.
Lo stile fotografico di Robert Capa
Robert Capa adottava un approccio diretto e immersivo. Famosa è la sua frase:
“Se le tue foto non sono abbastanza buone, è perché non sei abbastanza vicino.”
Il suo stile era caratterizzato da:
- Prossimità al soggetto: spesso si trovava in prima linea, rischiando la vita per cogliere l’intensità del momento.
- Emozione e umanità: le sue immagini raccontano la sofferenza, il coraggio e l’umanità della guerra.
- Assenza di sensazionalismo: pur trattando temi crudi, le sue foto mantenevano dignità e rispetto verso i soggetti.
Capa non cercava la spettacolarizzazione, ma la verità, spesso cruda, della guerra.
L’eredità di Robert Capa nel fotogiornalismo moderno
L’influenza di Robert Capa nel mondo della fotografia è ancora fortissima.
La sua visione ha ispirato generazioni di fotoreporter e ha fissato standard etici e tecnici tuttora validi. L’agenzia Magnum Photos continua a essere un punto di riferimento globale nel reportage fotografico.
Oggi, Capa è celebrato non solo per le sue immagini iconiche, ma anche per il coraggio e l’impegno nel raccontare la verità.
Mostre, libri e documentari continuano a mantenere viva la sua memoria.

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