
Annie Leibovitz una volta ha detto:
Una cosa che si vede nelle mie foto è che non ho avuto paura di innamorarmi di queste persone.
E’ forse questo il segreto che, unito ad uno straordinario talento, l’ha fatta diventare una delle più rinomate fotografe ritrattiste del nostro tempo.
La sua straordinaria capacità di catturare l’essenza dei soggetti ha permesso alla Leibovitz di creare alcune delle fotografie più iconiche e memorabili della storia contemporanea.
Sono di Annie Leibovitz molte delle copertine più significative di Rolling Stones, Vanity Fair e Vogue, in alcuni casi diventate fotografie leggendarie.
La sua scelta di concentrarsi su personaggi famosi in pose celebrative si inserisce all’interno di quelli che alcuni definisco realismo capitalista in fotografia.
Ma iniziamo con il raccontare in breve la sua vita per poi lasciar parlare alcuni dei suoi scatti più celebri.
Pronti?
Cominciamo…
Vita e carriera di Annie Leibovitz
Annie Leibovitz nasce nel 1949 a Waterbury, nel Connecticut.
Il padre era un militare e per lavoro era costretto a spostarsi per il mondo portando con sé tutta la famiglia.
In uno di questi viaggi, tra il Giappone e le Filippine, Annie riceve la sua prima macchina fotografica: una Minolta SR-T-101 e inizia a fotografare.
Tornata negli Stati Uniti si iscrive al San Francisco Art Institute dove studia pittura e fotografia.
Il 1970 è un anno molto importante: si laurea ed inizia a collaborare con il Rolling Stones che allora era ancora una piccola rivista.
Per tutti gli anni 70 immortala i più grandi protagonisti della scena musicale, dai Rolling Stones a Patti Smith, e si impone subito per il suo stile intimo.
Dal 1983 lavora per Vanity Fair dove continua a realizzare ritratti magnifici di politici, persone dello spettacolo e reali.
Nel 1988 gli viene commissionata una serie di fotografie per l’uscita di un libro di Susan Sontag che da quel momento diventa la sua compagna di vita.
Nel 1991 diventa la prima donna ad avere una mostra personale alla National Portrait Gallery di Washington.
Lo stile di Annie Leibovitz
La capacità di Annie Leibovitz di rivelare l’intimità dei propri soggetti si esprime attraverso alcune caratteristiche tecniche e di stile.
Le più importanti sono :
- intimità e connessione con i soggetti: per riuscire a stabilire un rapporto di fiducia che consenta ai suoi soggetti di concedersi totalmente alla macchina fotografica, la Leibovitz trascorre anche intere giornate insieme a loro. Il non aver paura di innamorarsi delle persone che fotografa si manifesta anche in questo approccio;
- illuminazione cinematografica: per creare profondità e atmosfera nelle sue immagini, utilizza un’illuminazione cinematografica di ispirazione pittorica. Il lavoro di post-produzione è molto importante;
- Collaborazione con i soggetti: Leibovitz coinvolge attivamente i suoi soggetti nel processo creativo, chiedendo loro di contribuire con idee e suggerimenti. Abbiamo visto che prima dello scatto preferisce passare molto tempo con loro per stabilire l’empatia necessaria.
- Narrative Storytelling: attraverso l’ambientazione delle immagini, la posa dei soggetti o la situazione ritratta, le sue fotografie raccontano delle storie. Richard Avedon ha rappresentato una grande fonte di ispirazione da questo punto di vista.
Le fotografie più iconiche di Annie Leibovitz
Abbiamo appena visto che Annie Leibovitz studia i suoi soggetti per giorni prima di un servizio fotografico per poi preparare set molto accurati con luci straordinarie dove nulla è lasciato al caso.
Per molte celebrità, essere visti attraverso l’obiettivo di questa grande fotografa è diventato un segno distintivo di vera fama.
Ma se sei un affezionato lettore di Picwalk sai che la nostra prima convinzione è che per conoscere la fotografia è necessario guardare tante fotografie.
E allora, per conoscere meglio Annie Leibovitz, vi propongo una selezione di alcune delle sue fotografie più iconiche:
- Demi Moore;
- John Lennon & Yoko Ono;
- Whoopi Goldberg;
- Meryl Streep;
- La regina Elisabetta II;
- Susan Sontag
Demi Moore, 1991
E’ difficile crederlo oggi ma nel 1991 la copertina di Vanity Fair con questa fotografia suscitò scandalo e molte critiche.

Alcune edicole tennero il numero avvolto con una sovracopertina, come si fa di solito con le riviste porno.
Alcun catene di supermercati si rifiutarono addirittura di vendere quel numero della rivista.
Demi Moore e Annie Leibovitz avevano già collaborato e la fotografa ebbe l’incarico di fotografare anche il matrimonio dell’attrice con Bruce Willis nel 1987.
Al tempo del servizio per Vanity Fair, Demi aveva un film in uscita e dalla redazione volevano un servizio che puntasse sul glamour.
Ma soprattutto si voleva nascondere il più possibile lo stato di gravidanza attraverso dei primi piani del volto.
La foto “senza veli” fu qualcosa che arrivò alla fine della sessione e fu “solo per Demi”, come se la Leibovitz l’avesse scattata non finalizzata al servizio per Vanity Fair.
Eppure fu proprio quella ad essere scelta per la copertina e a diventare così, quasi per caso, una delle fotografie più iconiche della sua autrice.
Quando qualche mese dopo Cornell Capa chiese di esporre quella fotografia all’interno di una monografica a lei dedicata ma Annie Leibovitz non fu d’accordo.
Ha sempre considerato quella fotografia buona per una copertina ma non un buon ritratto in se’.
Se fosse un buon ritratto la Moore non si coprirebbe il seno e non necessariamente guarderebbe in camera.
Annie Leibovitz fotografa John Lennon e Yoko Ono, 8 dicembre 1980
Di questa foto non riporto solo l’anno ma anche il giorno preciso in cui è stata scattata.
I più attenti fan sanno bene che quello è proprio il giorno in cui John Lennon è stato ucciso da un fan con cinque colpi di pistola mentre rincasava nella sua dimora newyorkese presso il Dakota Building.
Di conseguenza questa fu l’ultima foto scattata al leggendario cantante dei Beatles:

Questo fortuito avvenimento fa da sfondo alla realizzazione di un grandissimo ritratto: una specie di tempesta perfetta.
Il Rolling Stones aveva commissionato ad Annie Leibovitz un servizio fotografico promozionale in occasione dell’uscita del loro album realizzato a quattro mani, Double Fantasy.
Non era la prima volta che la fotografa si confrontava con John Lennon.
Si può anzi dire che lui fu il primo soggetto famoso a cui Leibovitz si dedicò.
Nel 1970 infatti, la Leibovitz convinse Jann Wenner ad assegnarle il ruolo di fotografa durante un’intervista a New York.
Lennon e Yoko Ono furono sorpresi sia dalla giovane età di quella fotografa e sia dal fatto che non fosse uno dei soliti famosi fotografi che il Rolling Stones utilizzava per interviste a personaggi del loro calibro.
Fu per questo che presero in simpatia la giovane Annie e la misero a loro agio durante il servizio.
Dieci anni dopo, Annie fa parte della schiera dei fotografi famosi ma l’intesa tra lei e la famosa coppia non è cambiata.
Dopo una prima sessione nei primi giorni di dicembre del 1980, Annie Leibovitz torna a casa loro con qualcosa di preciso in mente.
Poiché sulla copertina di Double Fantasy i due si danno un tenero bacio, voleva immortalarli in un momento più intimo e forte e pensò ad un abbraccio nudi nel loro letto.
Immaginava non ci fossero problemi in questo, erano giovani, famosi e tra l’altro avevano posato già in un nudo frontale per la copertina di Two Virgins.
Eppure Yoko Ono quel giorno disse che preferiva non posare senza pantaloni e allora Annie Leibovitz le disse di tenere tutto.
Quando John Lennon vide una polaroid che Annie realizzò come anteprima della fotografia finale John le disse che aveva perfettamente ritratto l’anima della coppia.
Whoopi Goldberg, 1984
Quando Annie Leibovitz le ha scattato questa fotografia, Whoopi Goldberg non era ancora famosa.
Era appena agli esordi della sua carriera da attrice e recitava per lo più in teatro in cui si stava già affermando grazie al suo talento.

La Leibovitz si ispirò proprio ad uno dei soggetti teatrali interpretato in quel momento da Whoopi Goldberg, quello della bambina di colore che cerca di schiarirsi la pelle con la varichina.
Il messaggio che si voleva trasmettere era chiaro.
Nella prima intenzione si voleva far colare un colore acrilico bianco sul corpo dell’attrice.
Ma l’idea della vasca da bagno piena di latte fu decisamente più valida.
Il bianco del latte è molto più intenso di quello che si sarebbe raggiunto con il colore acrilico, la composizione è molto libera e magnetica.
La fotografia, che diventò la copertina di un numero del Rolling Stones, divenne in breve virale.
Come racconta la stessa Whoopi Goldberg nel documentario “Obiettivo Annie Leibovitz: Life Through a Lens”:
Un venerdì sera, sono uscita e qualcuno mi ha fermato per strada.
‘Ehi, ma tu sei quella della fotografia’.
Whoopi Goldberg
Fu proprio grazie a questo scatto che Whoopi Goldberg è diventata famosa.
Meryl Streep,1981
Al contrario di quanto era accaduto per Whoopi Goldberg, la fotografia che segue fu scattata quando Meryl Streep era all’apice della sua carriera.

L’attrice era in un periodo di esposizione mediatica molto forte e i servizi fotografici e le interviste non le concedevano tregua.
Questo fatto, oltre a rappresentare motivo di stress per l’attrice, costituiva anche una difficoltà per Annie Leibovitz perché avrebbe trovato molto difficile realizzare una fotografia originale.
Meryl Streep voleva una fotografia che la rappresentasse per quello che era, e cioè un’attrice.
Da qui l’idea di dipingere il suo volto di bianco come un mimo, in modo da darle l’opportunità di interpretare il ruolo più congeniale per lei.
Il bianco del volto in contrasto con lo sfondo grigio scuro e la posa che la ritrae mentre si ritira la pelle del viso rendono lo scatto al di sopra delle aspettative.
Anche questa fotografia è diventata una copertina del Rolling Stones.
La Regina Elisabetta II, 2007

Quando si ritrae una regina, al fotografo non vengono lasciati molti spazi di manovra.
Nel caso di Annie Leibovitz ed Elisabetta II la Casa Reale impose al servizio fotografico uno stile molto solenne ed ufficiale.
Quello che è da sottolineare è che la Leibovitz approfittò di questa imposizione dall’esterno per cambiare stile rispetto ai ritratti fatti fino a quel momento.
Decise di dover rispondere a quella richiesta cambiando totalmente il suo approccio anche nei confronti del soggetto e dell’ambientazione.
Abbandonò quindi lo sfondo neutro e le composizioni lineari che mettevano in risalto il soggetto in favore di una costruzione evidente di una foto di posa.
E’ chiaro che c’è qualcuno che ha dato direttive al soggetto sulla posizione del corpo e la direzione dello sguardo.
Gli sfondi sono pittorici e molto sfarzosi e la post-produzione presente e non nascosta.
Annie Leibovitz ha risposto ad una necessità abbandonando totalmente un tipo di ritratto più naturale in cambio di una fotografia più costruita che esprimesse la solennità che le era stata richiesta.
Quello che all’inizio poteva essere interpretato come un limite è diventata una interessante opportunità di sperimentare qualcosa di nuovo.
Questo nuovo tipo di fotografia, più pittorica e meno naturale, è una caratteristica di tutta la produzione più recente di Annie Leibovitz.
Susan Sontag
Annie Leibovitz ha avuto una relazione di 15 anni con la scrittrice e saggista Susan Sontag.
La loro storia è stata interrotta dalla morte della Sontag nel 2004.
Le due donne hanno viaggiato in tutto il mondo influenzandosi a vicenda. La Sontag in particolare incoraggiava la Leibovitz ad un tipo di fotografia più intima.

Susan Sontag è stata una delle più grandi intellettuali del suo tempo e raccontata così la loro sembra una relazione come tante.
Ma non possiamo non scrivere che è stata una di quegli intellettuali che, pur non praticando la fotografia, ne hanno scritto in modo magistrale.
Il suo saggio “Sulla fotografia” del 1977 rappresenta un testo fondamentale sulla teoria e sul significato della fotografia.
Insieme a “La camera chiara” del semiologo Roland Barthes (un altro non fotografo) rappresenta un must have che chiunque voglia capire di fotografia dovrebbe leggere.
Attenzione : questi due libri non insegnano a fare fotografie, né tantomeno ad utilizzare una macchina fotografica ma vi portano al centro di considerazioni più profonde e laterali.
Conclusioni
Cosa si può imparare da quanto abbiamo appena visto?
Nulla di pratico, il ritratto è un genere talmente particolare e intimo che ognuno deve coltivarlo a modo suo.
Però ci si può portare a casa una lezione: una volta trovato il proprio stile è necessario dopo un po’ metterlo in discussione.
Se la fotografia fa davvero parte della propria sensibilità allora è chiaro che dovrà seguire i diversi sentimenti che accompagnano le varie fasi della nostra vita.

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