
Gregory Crewdson è un fotografo americano rinomato per le sue immagini cinematografiche e surreali, che catturano momenti di tensione e mistero della vita quotidiana.
Molte delle sue fotografie sono realizzate con una produzione meticolosa che coinvolge grandi squadre di collaboratori, luci complesse e set costruiti appositamente.
Come Jeff Wall e Cindy Sherman anche Gregory Crewdson è un rappresentante della così detta Staged Photography.
Ogni sua fotografia è il risultato di un processo creativo complesso che può richiedere mesi di preparazione, con un’attenzione quasi ossessiva alla composizione e all’illuminazione.
Di sicuro più della Sherman e forse anche dello stesso Jeff Wall il livello di complessità delle produzioni di Gregory Crewdson valgono un approfondimento dedicato.
Prima di raccontare quell’ America lontana dai riflettori che rappresenta il cuore delle sue tematiche, vediamo da vicino il “dietro le quinte” di due fotografie, una di interni e una di esterni.
Dopo aver conosciuto il suo modo di lavorare guarderemo con occhi diversi tutto il suo lavoro.
Sei pronto?
Cominciamo…
Gregory Crewdson e la genesi delle sue fotografie
La materia da cui scaturiscono i soggetti e le ambientazioni delle fotografie di Gregory Crewdson è di sicuro l’immaginazione.
Ispirato dal cinema, dalla letteratura e da alcuni pittori tipo Edward Hopper, Crewdson vuole trasferire nelle sue fotografie la sensazione di guardare qualcosa di familiare e misterioso allo stesso tempo.
E per far questo non può che affidarsi ad una produzione che cerca di trasferire nella realtà ogni minimo particolare delle cose immaginate.
Ma vediamo i dettagli di quello di cui stiamo parlando.
Gregory Crewdson e un set di interni
Per illustrare il processo creativo di creazione di immagini in interni prendiamo come un esempio una foto tratta dal lavoro “Beneth the Roses” che risale i primi anni Duemila.
In questo caso l’ambiente della foto è stato prima immaginato e poi ricreato.

In quel periodo Crewdson utilizzava dei palcoscenici di teatro per realizzare le sue fotografie.
Il processo creativo comprende una serie di strumenti utili a spiegare al suo scenografo l’immagine che aveva in mente.
Già all’inizio del progetto il fotografo aveva già scelto di ricostruire le scene in teatro e questo gli ha permesso di immaginare nella massima libertà.
Un teatro è infatti il luogo in cui è possibile creare inquadrature e luci che difficilmente saresti in grado di trovare in un reale interno.
La lunghezza focale scelta richiedeva una certa distanza dal soggetto che sarebbe stata impossibile da realizzare in presenza della parete frontale della stanza.
Come già detto, molto del lavoro realizzato è stato riuscire a tradurre ai suoi collaboratori quello che il fotografo stava creando nella sua testa.
E molte di queste informazioni erano rivolte a Carl Sprague, lo scenografo di Beneth the roses.
Gli strumenti necessari su un set di interni

Per capire se si stava avvicinando all’idea che il fotografo aveva immaginato, lo scenografo produceva schizzi, disegni e progetti architettonici.
Si tratta di un processo iterativo : Crewdson spiega, Sprague fa dei disegni e man mano si avvicinano al concept finale.

Le idee dello stesso Crewdson hanno subito un’evoluzione.
In un primo momento immaginava la protagonista riflessa nello specchio per poi preferire una visione più diretta.
Il lavoro su un set permette anche di effettuare dei provini su quella che è ancora solo un accenno della scenografia finale.

Ma il vantaggio di lavorare all’interno è la possibilità di controllare la luce.
Nei set all’esterno si è sempre subordinati alle condizioni meteo e la finestra temporale per poter scattare al crepuscolo è limitata.
Su un palcoscenico non c’è questo vincolo temporale e inoltre la mancanza di veri soffitti rende possibile l’utilizzo di tutta l’attrezzatura che si vuole.
Oltre ai tecnici delle luci e allo scenografo c’è ancora una serie di collaboratori che si occupano della direzione artistica.
![Direzione artistica e allestimento del set in preparazione delle riprese sul set di Untitled [Bed of Roses]. © Crewdson Studio](https://www.picwalk.net/wp-content/uploads/2024/06/Direzione-artistica-e-allestimento-del-set-in-preparazione-delle-riprese-sul-set-di-Untitled-Bed-of-Roses.-©-Crewdson-Studio.webp)

Gregory Crewdson al lavoro all’esterno
Al contrario di molti fotografi i luoghi in cui Gregory Crewdson decide di realizzare le proprie fotografie non sono il frutto di grandi spostamenti.
Sono piuttosto dei luoghi che gli sono familiari e che si trovano spesso in un raggio d’azione “quotidiano”.
Assomiglia un po’ all’approccio di Luigi Ghirri a quelli che lui stesso definiva i viaggi domenicali minimi fatti in un raggio di 3 chilometri da casa sua.
La location quindi viene prima della storia al contrario di come nascono le fotografie pensate per il palcoscenico
In quel caso la scena era funzionale a quanto già immaginato, per gli esterni è il contrario.
E’ quello che è accaduto per Redemption Center, fotografia che fa parte del lavoro An Eclisse of Moths realizzato tra il 2018 e il 2019.

Questa fotografia è una rivisitazione di un luogo che aveva già immortalato 15 anni prima durante la realizzazione di Beneath the Roses.

Il supermercato che era al centro della prima foto di Beneath the Roses è stato nel frattempo demolito lasciando spazio ad un parcheggio.
Crewdson voleva raccontare questa nuova solitudine dovuta alla presenza/assenza del supermercato ma voleva anche lasciare dei legami tra le due fotografie.
C’è lo stesso lampione al centro delle due fotografie e una figura solitaria con un carrello della spesa che sembra essere attratto dalla luce stessa.
Il carrello della spessa ha la stessa posizione nello spazio ma nelle due foto assume una direzione diversa per effetto del diverso punto di inquadratura.
Il confronto tra le due fotografie
Sotto, per orientarti meglio, ti indico qual è l’edificio del Redemption Center nella prima delle due fotografie.

Nel realizzare la seconda immagine era necessario caratterizzare il muro bianco dell’edificio al centro e allora si decise di rendere più importante la scritta Redemption Center.

I redemption center sono i centri di riscatto in cui è possibile restituire bottiglie e lattine per avere indietro i depositi.
Ecco una comparazione di dettaglio tra i significanti dei due scatti.
- Figura solitaria presa in un momento di contemplazione
- Carrello della spesa
- Auto anonima
- Lampione
- Importante casa residenziale in giallo pallido che introduce il quartiere circostante
- Centro di riscatto
- Il supermercato Harry’s e l’impronta dove una volta si trovava; è importante notare che entrambe le immagini hanno un elemento grafico come punto prominente : “Harry’s Supermarket” e “Redemption Center”.
Dal punto di vista organizzativo, le produzioni in esterni di Gregory Crewdson sono molto elaborate.
Vengono coinvolte una trentina di persone che ruotano attorno ad un team di fiducia composto dal direttore della fotografia, il capo di produzione, il location manager e il direttore artistico.
Le riprese durano qualche settimana e durante questo tempo vengono realizzate circa 15-20 fotografie, da cui ne verrà selezionata soltanto una.

Ma prima di tutto questo, Gregory Crewdson è da solo e concepisce nella sua testa la prossima fotografia.
Sarà lo spettatore a finire di dare senso all’immagine perché si ha sempre la sensazione di trovarsi in mezzo alla scena di un film.
Ma questo film non esiste se non nella sensazione che sia successo qualcosa prima dell’istante che si sta guardando, nell’intuizione che ci sia una storia.
Ed ogni spettatore inventerà la sua.
Gregory Crewdson: la sua America di mezzo
Negli ultimi trent’anni Gregory Crewdson ha raccontato una Middle America fatta di cittadine di dimensioni modeste e aree suburbane decadenti.
Un’America dagli occhi spalancati sulle luci di un sogno evanescente che è già svanito e ha lasciato i suoi frammenti in scenari crepuscolari.
La sua attenzione è sempre orientata ai temi della solitudine, del desiderio e della disconnessione.
Le sue immagini sono ricche di dettagli e simboli che invitano lo spettatore a esplorare le storie nascoste dietro ogni scena.
Uno dei lavori più importanti degli ultimi anni è Cathedral of the pines, realizzato tra il 2012-2014.
La serie ha fatto seguito a 3 anni di problemi personali in cui Crewdson aveva anche sperimentato un blocco creativo.
Fu cruciale la decisione di lasciare New York per trasferirsi nel Massachusetts nei pressi di Becket, luogo in cui trascorreva le vacanze da bambino.
In quei luoghi ebbe quasi un’epifania.
Mentre faceva sci di fondo nella foresta, il fotografo si è imbattuto nel cartello “Cathedral of the pines” che ha scatenato un processo creativo inatteso.
Ho avuto una rivelazione, una visione estremamente precisa di una serie di foto.
Mi sono detto che avrei dovute scattarle qui, a Beckett, con una troupe ridotta, e che il tema di fondo sarebbe stato la ricerca di un rifugio.
Gregory Crewdson
Questa visione epifania scaturita da un cartello fa pensare al modo in cui David Linch racconta sulla nascita di Mulholland Drive.
Anche in quel caso pare che la scintilla scoccò davanti al segnale con il nome della strada che domina Los Angeles.
Ma vediamone alcune di queste fotografie.
Gregory Crewdson: Cathedral of the pines
La foto che porta il nome dell’intero progetto può essere interpretata come la rappresentazione dell’epifania che abbiamo appena raccontato.

Sotto la vertiginosa verticalità dei pini, uno sciatore osserva l’interno di una cabina di legno con la porta aperta.

Come succede spesso nelle fotografie di Crewdson, il mondo si incrina di fronte a dettagli che inducono a domande che restano aperte.
All’interno della cabina si intravede una latrina e un reggiseno color carne appeso alla parete sopra un rotolo di carte igienica.
Nella neve ci sono delle impronte che indicano che qualcuno è appena stato lì.
Ma è tutta la situazione a cui ogni spettatore darà un’interpretazione personale.
Qual è la funzione della capanna? Perché è stato lasciato lì il reggiseno?
Niente spiega neanche la presenza, alla sua sinistra, di impronte di pneumatici e, davanti a lui, tracce di sci.
Qualche altro sciatore lo ha preceduto o è stato lui a tornare sui suoi passi?
The Mattress, 2014

Un tizio esamina un materasso adagiato tra i pini, coperto di fiori recisi di fresco.
L’uomo ha in mano un walkie talkie e ha lasciato la giacca in prossimità di un’autopattuglia sullo sfondo.
I fiori dai tanti colori indicano che sul posto è stata compiuta un’azione e fanno contrasto con lo stato ammuffito del materasso.
Ci sono tanti riferimenti che si possono cogliere.
Qualcuno trova nell’uomo un’evocazione di Narciso, convertito in fiore per essersi specchiato troppo a lungo nel suo stesso riflesso.
Dal suo volto sono spariti i colori e tra lui e i fiori si sviluppa una relazione in cui il materasso fa da specchio simbolico.
Tralasciando le interpretazioni più profonde, anche in questa fotografia c’è una storia aperta che lascia tensione nella sua indeterminatezza.
The Den, 2013

Una foto di interni.
Questa volta non si tratta di una ricostruzione in palcoscenico ma è un vero interno della zona di Beckett.
Due ragazze adolescenti oziano su un divano sformato.
La prima è sdraiata nuda, la seconda le siede accanto.
A sinistra, gli alberi incorniciati dalla finestra guidano lo sguardo verso il quadro appeso al muro e richiamano gli alberi dipinti sul vaso appoggiato sul pavimento.
Il chiaroscuro delle costole della ragazza nuda sul divano fanno eco alle grinze dello stesso divano e il corpo della ragazza assomiglia alla forma del vaso.
L’inclinazione delle gambe della ragazza seduta è la stessa delle gambe del tavolino di fronte al divano.
Ecco cosa è possibile realizzare quando sei tu che costruisci il set e non aspetti che si manifesti una sorta di istante decisivo.
E’ un lavoro di meditazione che si avvicina molto al lavoro del pittore in cui la progettazione del tutto diventa fondamentale.
Gregory Crewdson e il realismo capitalista
Prima di chiudere vorrei evidenziare la posizione di Gregory Crewdson nei confronti di quello che viene definito realismo capitalista o neoliberista.
Il realismo capitalista in fotografia si riferisce a quelle rappresentazioni visive che contengono messaggi in linea con le logiche del neoliberismo e della società dei consumi.
Prende spunto dal realismo socialista che era uno strumento della propaganda comunista.
Le fotografie di Gregory Crewdson (e per motivi diverse anche quelle di Andreas Gursky) vengono spesso associate al realismo capitalista.
Questo tipo di propaganda non è mai esplicita ma è nascosta all’interno dei codici dell’immagine.
Fa riferimento cioè non a cosa viene rappresentato ma al modo di fruizione dell’immagine stessa.
Per sostenere gli ideali della Grande America è possibile scattare delle fotografie che celebrano in modo diretto i valori del duro lavoro e del successo.
Attraverso il lavoro l’America ti mette a disposizione la possibilità di riscatto.
Un personaggio di successo che viene immortalato in pose eroiche e idealizzate dice indirettamente allo spettatore : “Il duro lavoro e l’impegno portano fama, soldi e successo e la ricompensa è diventare un eroe. Tutti hanno i mezzi per farlo”.
Le fotografie di Gregory Crewdson, rappresentando l’altra faccia del sistema America, dicono praticamente la stessa cosa ma facendo fare allo spettatore un ragionamento contrario.

I suoi soggetti rappresentano persone disperate che non hanno alcun tipo di speranza nei confronti della vita.
Eppure il sistema America ha offerto anche a loro la possibilità di riscatto attraverso il duro lavoro e di conseguenza quelle persone sono colpevoli della loro condizione.
Lo spettatore percepisce che chi non sale a bordo del sistema capitalista non potrà avere una vita appagante e felice.
Non ci sono alternative alla non adesione a quel sistema.
Conclusioni
Con le fotografie e i modi di lavorare di Gregory Crewdson abbiamo scoperto una fotografia meditata e che non nasce dal voler raccontare la realtà.
O almeno non vuole farlo mentre la realtà si manifesta, ma attraverso una ricostruzione che avviene dopo un lavoro meditativo e di concetto.
Come al solito mi piacerebbe ti restasse solo la scoperta di un’altra possibilità di fare foto da cui tu possa trarre gli spunti necessari.
E’ difficile arrivare a fare le fotografie come le fa Crewdson, perché è previsto un lavoro di produzione che è lontano dalle intenzioni di molti di noi.
Ma qualcosa potrebbe restarci.
E tu, cosa ti porti a casa dalla scoperta delle fotografie di Gregory Crewdson?
![Elettricisti che impostano le luci sul set di Untitled [Bed of Roses]. © Crewdson Studio](https://i0.wp.com/www.picwalk.net/wp-content/uploads/2024/06/Elettricisti-che-impostano-le-luci-sul-set-di-Untitled-Bed-of-Roses.-%C2%A9-Crewdson-Studio.webp?fit=1024%2C683&ssl=1)
![Elettricisti che impostano le luci sul set di Untitled [Bed of Roses].](https://i0.wp.com/www.picwalk.net/wp-content/uploads/2024/06/fd6337ee-e920-4623-91e0-841079bf1359_3024x2016.webp?fit=1024%2C683&ssl=1)



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