
Avere la possibilità di fare fotografie di buona qualità con i nostri smartphone è il motivo che ha portato alla sua grande diffusione.
C’è chi lo fa senza pensarci troppo su, chi è più consapevole e chi fotografa per lavoro.
Spesso però mancano le idee: in questo post abbiamo parlato di come può essere utile e divertente scegliere un tema da seguire mentre fai fotografie.
Un altro modo per stimolare la fantasia può essere quello di pensare ad un approccio diverso dal solito.
Non cercare di cogliere l’attimo ma costruire l’ambientazione di quello che si vuole andare a fotografare.
Questo tipo di fotografia si chiama Staged Photography.
Questo articolo non vuole essere un manuale tecnico alla costruzione di un set fotografico.
Vuole piuttosto farti guardare la fotografia da un punto di vista che magari non hai mai considerato e che potrebbe esserti congeniale.
Non ti spaventare: come vedrai non è sempre necessaria la costruzione di un vero e proprio set ma si può riuscire a fare staged photography anche con pochi mezzi.
Come al solito vedremo alcuni esempi.
Per questo post ho scelto 3 grandi fotografi :
- Cindy Sherman
- Jeff Wall
- Gregory Crewdson
Sei pronto?
Cominciamo…
Cindy Sherman: la staged photography fatta in casa
Cindy Sherman non è mai stata interessata ad utilizzare la fotografia per documentare la realtà.
Piuttosto ha cercato di mostrare attraverso i suoi lavori la materia di cui è fatta l’immaginazione.
Un’altra caratteristica di Cindy Sherman è quella di aver lavorato sempre da sola, un po’ per praticità e un po’ per indole.
Questo è il motivo per cui ho voluto iniziare questa carrellata sulla staged photography proprio con lei: per dimostrare che non è sempre necessario avere a disposizione grandi attrezzature per questo tipo di fotografia.
Il cinema ha da sempre rappresentato una grande fonte di ispirazione per questa fotografa, forse proprio perché si basa sul racconto di storie immaginate dagli autori.
Si intitola “Untitled Film Stills” una serie di 70 fotografie prodotte da Cindy Sherman dal 1977 al 1980.
Ispirate ai film di Hollywood, le fotografie rappresentano il fermo immagine di una narrazione che non viene specificata.
Sono l’invito ad immaginare quello che è accaduto prima e lo sviluppo successivo alla scena rappresentata ed hanno una forte connotazione stilistica ispirata ai film di Hollywood.


Per realizzare le foto divise la casa in diverse zone, per ognuna delle quali si inventò un’ambientazione diversa.
Per le foto in esterni si faceva accompagnare nel luogo scelto portando con sé solo i travestimenti necessari, senza alcun tipo di intervento sull’ambientazione.
Ho voluto sottolineare la semplicità di realizzazione di queste fotografie ma non vorrei dare la sensazione che queste siano foto di poco “valore”.
Se è il mercato a decidere l’entità del valore di un’opera d’arte, basta dire che le foto di Cindy Sherman hanno da sempre quotazioni molto elevate.

La foto qui sopra, che fa parte del lavoro “Centerfolds” è stata battuta all’asta da Christie’s per 3,9 milioni di dollari.
L’intero gruppo di fotografie che compone gli “Untitled Film Stills” vale invece circa 6 milioni di dollari.
Non male per delle fotografie “fatte in casa”…
Jeff Wall: la staged photography al servizio delle idee
Jeff Wall costruisce per le proprie fotografie dei set molto elaborati.
Ma quello che più colpisce di questo autore (uno dei miei preferiti) sono le idee da cui nascono le sue “messe in scena”.
Anche una semplice suggestione può diventare lo spunto per uno dei suoi lavori a testimonianza del fatto che non è necessario cercare significati importanti o messaggi universali.
Molto spesso Wall ha trovato spunto nella letteratura.
Ma non da quello che resta dalla lettura di un intero libro, piuttosto da singoli passaggi e dalle immagini mentali che poche parole gli suggerivano.
Come gli è successo durante la lettura del prologo di “Invisible Man” di Ralph Ellison.
Il libro racconta la storia di un uomo di colore che dal sud degli Stati Uniti si trasferisce a New York, dove è costretto ad una vita alienante e spesso violenta.
Nel prologo il narratore si rinchiude in uno scantinato e comincia a scrivere il romanzo che il lettore sta per leggere.
Ruba l’elettricità dall’edificio soprastante e giorno dopo giorno si costruisce una casa illuminata da 1369 lampadine.
Queste le parole che colpiscono Jeff Wall:
Il mio buco è caldo e pieno di luce. Sì, è veramente pieno di luce. Dubito che in tutta New York esista posto più luminoso di casa mia, Broadway compresa. Compreso l’Empire State Building in una di quelle notti che mandano in estasi i fotografi. […] Forse troverete strano che un uomo invisibile possa avere bisogno di luce, che la desideri, che provi amore per la luce. Ma forse il motivo è esattamente che io sono invisibile. La luce conferma la mia realtà, partorisce la mia forma. […] Senza luce non solo sono invisibile, ma sono anche informe; e ignorare la propria forma è vivere una morte.
da “Invisible Man” di Ralph Ellison
Questa l’immagine costruita da Jeff Wall:

La descrizione dell’introduzione è più scarna di quello che si trova nella foto: l’autore ha introdotto molti oggetti che si trovano nell’intero libro.
Il risultato è una composizione quasi allucinatoria con un forte senso di sospensione; inoltre contiene qualcosa che in fotografia è impossibile: la rappresentazione di una persona sola.
Uno scrittore può raccontare la solitudine senza contraddizioni di fondo.
La fotografia di un uomo solo, per la sola presenza della macchina fotografica, presuppone invece uno spettatore.
Come puoi ben vedere la ricostruzione è molto elaborata e si ha la sensazione che l’autore abbia davvero voluto ricostruire una propria immagine mentale.
Abbiamo parlato più approfonditamente della fotografia di Jeff Wall in questo post.
Gregory Crewdson: la staged photography cinematografica
Abbiamo visto finora come Cindy Sherman produca staged photography con mezzi molto modesti.
Jeff Wall invece utilizza dei set più elaborati per mettere in scena le proprie idee.
Gregory Crewdson si potrebbe definire il fotografo con la maggiore attinenza al cinema nello scenario della fotografia attuale.
Crewdson usa il cinema non tanto per trarre ispirazione per i suoi soggetti ma piuttosto per il metodo di costruzione della fotografia.
I suoi set sono molto elaborati e richiedono uno staff di circa 30 persone che svolgono le seguenti funzioni:
- direttore della fotografia
- capo di produzione
- location manager
- dipartimento artistico
Le “riprese” durano circa 5 o 6 settimane in cui non si scattano più di 15 foto.
Con questi numeri, Gregory Crewdson di può considerare di sicuro un autorevole esponente della stage fotografi.
Spesso, per le fotografie di interni, utilizza dei palconescenisci appositamente allestiti per avere la massima libertà di espressione.
L’idea iniziale dell’autore viene inizialmente condivisa con lo scenofìgrafo che inizia ad abbozzare alcuni schizzi realizzativi tipo questo :

A questo punto inizia un lavoro di aggiustamenti successivi fino a convergere all’idea iniziale, a quell’immagine che l’autore ha immaginato nella sua testa.
Una volta progettata la fotografia si può partire con la sua realizzazione.
Lo so che tutto questo potrebbe sembrare troppo ragionato e lontano da quella che si potrebbe definire arte.
Ma se ci pensi una costruzione così meditata ti offre la massima libertà di espressione, come un pittore di fronte ad una tela bianca.
La staged photography è l’esatto contrario dell’istante decisivo, che vide in Henri Cartier-Bresson il suo più grande rappresentante e teorizzatore.
Cindy Sherman, Jeff Wall e Gregory Crewdson non devono aspettare la luce giusta perché la creano artificialmente o quantomeno la possono governare.
![Elettricisti che impostano le luci sul set di Untitled [Bed of Roses].](https://www.picwalk.net/wp-content/uploads/2024/06/fd6337ee-e920-4623-91e0-841079bf1359_3024x2016.webp)
Scommetto che ora non vedi l’ora di vedere il risultato finale del set a cui si riferiscono le foto che hai appena visto:

Conclusioni
La staged photography potrebbe rappresentare un’alternativa ai soliti modi di intendere la fotografia che prevedono poca costruzione e la ricerca del “fatto” sensazionale o semplicemente accattivante.
Potresti provare ad immaginare qualcosa che vorresti creare e costruire il tuo piccolo set, all’inizio magari facendoti ispirare da Cindy Sherman.
Io l’ho fatto e ti assicuro che è un qualcosa che dà tanta soddisfazione…

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