
La fotografia è sempre stata una presenza costante nella vota di Martin Parr.
E’ per questo che ripercorrere con ordine la sua biografia è probabilmente il modo migliore per capire le motivazioni delle sue scelte artistiche.
Sì perché davanti alle fotografie di Martin Parr, fatte di soggetti “popolari” e un’estetica all’apparenza semplice e poco elaborata, i più distratti potrebbero cadere nella banalità del : “Questa la facevo anch’io”.
E invece no: come dietro ogni grande autore c’è una profondità che va oltre, un centro di messa a fuoco che è “un po’ più in là” di quanto ad un primo sguardo potrebbe apparire.
Tutto il lavoro di Martin Parr è accompagnato da una certa comicità, atteggiamento piuttosto raro soprattutto nella fotografia d’autore degli ultimi tempi.
Ma adesso mettiamoci comodi ed iniziamo a ripercorrere le tappe della vita di questo grande fotografo.
Pronti?
Cominciamo…
La vita di Martin Parr
Non ti preoccupare: è vero che raccontare la vita di Martin Parr è un buon modo per parlare delle sue fotografie ma questo articolo non sarà una biografia.
In occasione degli episodi più importanti faremo approfondimenti e devieremo verso quello che ci piace fare di più: raccontare di fotografia.
Ora però iniziamo nel più classico dei modi…
Martin Parr nasce nel 1952 nella contea del Surrey, a pochi chilometri da Londra, godendo dell’educazione e degli agi di una famiglia della media borghesia inglese.
Già a 13 anno si inizia ad interessare di fotografia grazie al nonno paterno George, un fotoamatore evoluto membro della Royal Photographic Society, una delle più antiche organizzazione fotografiche.
Nel 1970 inizia a studiare fotografia all’università di Manchester ma trova tutto troppo tecnico e decide di allargare le sue fonti di ispirazione.
Inizia a frequentare mostre e a comprare riviste tra cui Creative Camera, una delle più importanti pubblicazioni inglesi dedicate alla fine art e fotografia documentaria.
Qualche anno più tardi riuscirà anche a pubblicare alcune delle sue foto su questa rivista.


Durante l’adolescenza Martin Parr si dedica con tutto se stesso alla fotografia partecipando anche a diversi concorsi.
Ma la prima cosa degna di nota è il saggio prodotto in occasione della fine del suo percorso di studi in cui si intravedono tematiche e approcci del Martin Parr successivo.
Home Sweet Home, 1974
In questo lavoro giovanile vengono rappresentati gli interni di abitazioni della classe media britannica mettendone in risalto il cattivo gusto.


L’estrazione sociale dei proprietari di quelle abitazioni è la stessa dei soggetti che sceglierà di fotografare in molti lavori successivi.
La modalità di rappresentazione è ancora acerba ma fa intravedere quella che diventerà “la mano del maestro”.
Martin Parr in bianco e nero
Dopo il diploma ottenuto nel 1975 Martin Parr si trasferisce nello Yorkshire in cui avvia una galleria d’arte con alcuni amici e inizia ad insegnare.
Qui inizierà il suo primo progetto sperimentale da fotografo.
Con una Leica M3 con un obiettivo 35 mm decide di documentare la vita rurale di un’Inghilterra in declino.
Una serie di scatti in bianco e nero si concentrano soprattutto sul racconto delle cappelle anticonformiste metodiste e sulle persone che gravitavano attorno ad esse.
Nel 1980 si sposò e per necessità legate al lavoro della moglie si trasferisce sulla costa occidentale dell’Irlanda.
In questa fase della sua vita realizzò il suo primo lavoro importante da fotografo, nonché l’ultimo in bianco e nero.
Il tema del libro era l’argomento più trattato dagli inglesi nelle conversazioni quotidiane.
Qualcosa di cui si lamentavano di continuo e allo stesso tempo erano orgogliosi: il cattivo tempo.
Martin Parr : Bad Weather, 1982
Parr si avventura sotto gli acquazzoni e il suo unico obiettivo è quello di documentare i comportamenti delle persone in situazioni meterologiche difficili.

Insieme ad una custodia impermeabile per la sua fotocamera , Parr acquista anche un flash che utilizzerà per far risaltare le gocce di pioggia.

In questo lavoro inizia ad essere evidente il gusto per il grottesco e la decontestualizzazione che caratterizzerà gran parte della sua produzione.
E poi compare per la prima volta il flash, che rappresenterà una caratteristica estetica fondamentale anche nei successivi lavori a colori.
L’arrivo del colore : The Last Resort
I coniugi Parr si ritrasferiscono in Inghilterra, nei pressi di Liverpool, in un paese non lontano da New Brighton, una località balneare molto frequentata dell’Inghilterra.
Dal 1983 Martin Parr frequenterà con una certa regolarità questa spiaggia popolare per fotografare la classe operaia al mare.
Bambini urlanti, ruspe che fanno da ombrellone, sfondi non proprio idilliaci fanno da cornice a questo lavoro che è la sintesi di 3 anni di fotografie.

Parr non abbandona l’uso del flash per ottenere una forte saturazione dei colori..
Se a quei tempi l’utilizzo del colore era un modo per non farsi prendere sul serio, diciamo che Martin Parr spinge al massimo questa tendenza.

Alcuni critici londinesi lo accusarono di prendersi gioco della classe operaia con disprezzo elitario.
Invece Martin Parr documentava semplicemente una verità, fatta di una classe sociale che trascorreva il proprio tempo libero in base alle possibilità che aveva.
Lui stesso apparteneva a quello che fotografava e non ne prendeva in nessun modo le distanze.
Erano forse quegli stessi critici che gli muovevano quelle osservazioni ad avere degli standard molto diversi da quel tipo di ambientazioni.

La rivoluzione portata da questo lavoro alla fotografia documentaria è grande : per la prima volta diventa a colori.
E per condurre questa rivoluzione Parr cambia anche la sua attrezzatura abbandonando la Leica M3 in favore di una Plaubel 6×7 con un obiettivo da 55mm.
Martin Parr fu ispirato in questo cambiamento da altri fotografi che iniziarono ad utilizzare il colore in quel periodo come Stephen Shore.
Martin Parr : The cost of living.
Torniamo ai fatti biografici : nel 1987 si trasferisce con sua moglie a Bristol, in quella che sarà la sua dimora fino ad oggi.
Il lavoro nato sull’onda del successo di The last resort prende a soggetto l’ascesa della media borghesia.
Durante gli anni 80 il tatcherismo aveva fatto sì che aumentassero le differenze tra la classe operaia e i piccolo borghesi che per la prima volta poterono fare cose nuove.

In The cost of living Martin Parr ritrae quelle che potremmo definire le dimostrazioni di ricchezza che la media borghesia di trova suo malgrado a dover gestire.
Shopping sfrenato, banchetti e feste private sono ritratte con uno spirito grottesco che vuole dimostrare che questi nuovi strumenti sono delle maschere.
E dietro queste maschere si nascondono le stesse persone che erano state le protagoniste di The last resort.
E’ come vedere qualcuno con in mano un nuovo giocattolo senza il manuale d’istruzioni.
E’ chiara la goffaggine nel gestire queste nuove attività a cui nessuno si sognerebbe mai di rinunciare.
In “The cost of living” lo sguardo sulla media borghesia si fa più ironico e pungente e, in generale, si mette in discussione tutto il sistema di valori della società non solo inglese.
Turismo di massa e consumismo sotto la lente : The Small world e Common sense.
Lo spirito critico del nostro autore verso il mondo contemporaneo e le manie del consumismo diventa ancora più esplicito nei due successivi lavori.
La fotografia è oggi il mezzo più diffuso per raccontare quello che succede e tutti siamo in grado di realizzarla.
Il momento in cui anche i più insospettabili diventano provetti Cartier-Bresson sono i viaggi che si fanno per turismo.
The Small World, 1995
The small world del 1995 racchiude le fotografie raccolte durante diversi viaggi internazionali avuti negli anni precedenti.

Ancora una volta è la follia degli atteggiamenti legati alla società dei consumi e al capitalismo che viene messa in luce.
In particolare il concetto stesso di viaggio turistico, che nasce per scoprire nuove civiltà e nuove terre e che diventa invece il motivo della distruzione degli stessi paesi visitati.
La decontestualizzazione delle scene in questo caso ci restituisce una serie di atteggiamenti che rasentano il comico.

Don DeLillo in un passaggio del suo romanzo “Rumore bianco” racconta bene cosa c’è dietro l’ossessione dei turisti nel fare tutte quelle fotografie.
E lo fa prendendo spunto da quello che succede di fronte al “Fienile più fotografato dAmerica”, che diventa per noi il paradigma di tutti i monumenti e le chiese immortalate da tutti i turisti del mondo.
Ne riporto alcuni estratti :
Alla fine disse: “Nessuno vede il fienile”.
“Una volta che hai visto le insegne per il fienile, diventa impossibile vedere il fienile”.
Persone con macchine fotografiche scendevano dalla collinetta, subito rimpiazzate da altri.
“Essere qui è una specie di resa spirituale. Vediamo solo ciò che vedono gli altri. Le migliaia che sono state qui nel passato, coloro che verranno in futuro.
Abbiamo accettato di essere parte di una percezione collettiva. Questo letteralmente colora la nostra visione. In un certo senso è un’esperienza religiosa, come ogni turismo”.
Ne derivò un altro silenzio.
“Fanno fotografie del fare fotografie”, disse.
Don DeLillo, da “Rumore Bianco”
A questo punto della carriera Martin Parr ha anche maturato uno stile molto riconoscibile, in cui i soggetti “popolari” vengono comunque esaltati dalla mano del grande autore.
In questa foto di Sorrento è evidente il lavoro di composizione, ma resta “pop” iquel tanto che serve per non allontanarsi dai suoi intenti.

Nella foto dei bagni termali di Budapest c’è molto pittorialismo :

E la fotografia di questa piscina sul mare in Scozia è un trionfo di simmetria e solitudine :

Common sense
Le fotografie di Common Sense sono straordinarie nella loro forza e semplicità.
Il raggiungimento di questa semplicità non è una semplificazione ma la sintesi della complessità di tematiche esplorate per tanti anni.

Non c’è molto da dire sui soggetti: si tratta di dettagli ravvicinati e come al solito decontestualizzati di persone e cose che rappresentano la società di consumi.
Colori eccessivi, gusto del kitsch, cibo spazzatura: allo spettatore arriva subito un primo livello di vivacità.
Ma queste foto hanno anche uno strato più profondo di significato in cui scorgiamo quasi una follia collettiva, il voler appartenere a tutti i costi ad un rituale collettivo.
Da “Common Sense” Miami, Florida, 1998 © Martin Parr
Questa foto rappresenta un signore che non si vergogna di mostrarsi fuori forma in un posto in cui tutto lo fanno.
Eppure quello a cui dichiara orgogliosamente di appartenere, ai grandi Stati Uniti d’America, lo dice con la parte meno nobile del proprio corpo.

Martin Parr e il realismo capitalista
Non possiamo non riferire il lavoro di Martin Parr a quanto abbiamo detto in merito al realismo capitalista in fotografia.
Ma non per comprenderlo in quella che è una propaganda allo spirito del nostro tempo, al non avere alternative al capitalismo e alle sue logiche.
Al contrario, per tenerlo fuori da quelle intenzioni.
Premiare i vincitori (come Annie Leibovitz) o compatire i perdenti (come Gregory Crewdson) è lo spirito del realismo capitalista in fotografia.
Sono due modi opposti di fare propaganda al nostro tempo.
Martin Parr, invece, rende grottesco il mondo di mezzo, fatto di quelle persone che stanno cercando di assomigliare in tutti i modi ai vincitori.
Lo spirito del tempo che sembra sussurrare : “Guarda, sei come loro” e Parr approfitta per prendere in giro questa nuova ricchezza e il cattivo gusto che la caratterizza.
Ma questa nuova ricchezza è misera, non merita di essere celebrata perché è qualcosa che cerca di assomigliare a qualcos’altro.
Non ha nulla a che vedere con la rappresentazione iperbolica delle potenzialità del capitalismo messa in scena, ad esempio, da un fotografo come Andreas Gursky.
Conclusioni
Osservare la vita e i contenuti di un fotografo come Martin Parr ci fa entrare in un mondo di possibilità che forse non avevamo mai preso in considerazione.
L’osservazione di quello che abbiamo davanti tutti i giorni, gli atteggiamenti della gente e l’approccio ironico sono i tratti fondamentali di questo fotografo.
Per chi è in cerca di ispirazione e di soggetti da fotografare, Martin Parr rappresenta un punto di riferimento da seguire e un’importante fonte di ispirazione.
E come tutti i grandi autori, riesce a far sembrare semplici fotografie che in realtà conservano una grande profondità di contenuti.
L’ingresso nell’agenzia fotografica Magnum negli anni 90 rappresenta la dimostrazione del valore di Parr all’interno della scena fotografica mondiale.

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